Milano, 13 nov. (Adnkronos Salute) - Intelligenza artificiale in sanità: un mercato dal "potenziale estremamente vasto e in crescita", che in pochi anni si stima possa valere "centinaia di miliardi di euro a livello internazionale". Un business amico della salute che vede l'Italia "in una posizione di primario rilievo in Europa", anche se sull'Ai il nostro Paese "deve ancora mettere in moto una politica nazionale coordinata a livello europeo, che guidi sia lo sviluppo tecnologico sia la formazione, coinvolgendo università, enti di ricerca, industrie e utenti finali come il sistema sanitario nazionale e i cittadini". A lanciare l'appello è Francesco Masulli, presidente e curatore scientifico di Icaih 2019 (www.icaih.com), prima conferenza industriale su intelligenza artificiale e salute, in corso oggi e domani al Pirellone di Milano.

Filo conduttore della manifestazione - realizzata con il patrocinio di Regione Lombardia e in collaborazione con Atellas Pharma, Audens, Centro cardiologico Monzino, Cochlear, Fujifilm, Ibm, Ics Maugeri, Leo Pharma, Mangrovia, Medspa, Msd, Novartis e Rbm Assicurazione Salute - è "la necessità di un nuovo umanesimo, sia nel campo della progettazione in Ai sia nelle applicazioni in medicina", spiega Masulli, docente di Informatica all'università di Genova e presidente della sezione italiana dell'Ieee-Computational Intelligence Society. "Un approccio che metta l'uomo e la società al centro della progettazione, rispettando le questioni etiche", precisa l'esperto.

"Per quanto riguarda gli investimenti - analizza Masulli, anche fondatore di Vega Research Laboratories, partner nell'organizzazione della due giorni milanese insieme a Promoest e Class Editori - mentre le grandi potenze mondiali come Stati Uniti e Cina stanno già investendo da alcuni anni decine di miliardi di euro nello sviluppo dei sistemi di intelligenza artificiale, la Commissione europea prevede di aumentare gli investimenti pubblici e privati in Ue portandoli dagli attuali 2 ad almeno 20 miliardi di euro nei prossimi 10 anni".

L'impegno chiama in causa anche l'Italia, che già oggi "sta contribuendo con vari successi ai progetti del Programma quadro europeo H2020", e che vanta centri di eccellenza distribuiti "su tutto il territorio come testimoniano le afferenze degli oratori di Icaih 2019 - evidenzia il presidente dell'evento - Ciò è riflesso anche nella struttura stessa del Laboratorio nazionale di intelligenza artificiale e sistemi intelligenti del Cini (Consorzio interuniversitario nazionale per l'informatica), che raccoglie più di un migliaio di ricercatori di varie università e centri di ricerca italiani, molti dei quali stanno operando nelle applicazioni dell'Ai alla salute".