Roma, 30 giu. (Adnkronos Salute) - La pandemia Covid-19 rischia di produrre effetti profondi anche sulla salute mentale degli individui. Secondo gli esperti potrebbero essere oltre 300mila le persone che svilupperanno disturbi psichici, soprattutto tra coloro che hanno meno risorse e meno capacità di adattamento. Se ne è parlato alla Web Conference 'Lockdown vs salute mentale: la tutela del paziente nell’era Covid-19', organizzata da MA Provider, con il contributo di Lundbeck e Otsuka. "La Società italiana di Psichiatria (Sip) si aspetta un'ondata di nuovi casi che hanno bisogno di assistenza psichiatrica - evidenzia Massimo Di Giannantonio, presidente eletto della Sip - Nei nostri ambulatori già da alcune settimane registriamo un aumento di visite e ricoveri".

"Vista l’imminente nuova emergenza, chiediamo al ministero della Salute e agli assessorati regionali il potenziamento dei Dipartimenti di salute mentale su tutto il territorio nazionale per rendere l’assistenza psichiatrica italiana uguale a quella delle altre grandi nazioni europee", afferma Di Giannantonio. "Le problematiche relative alla salute mentale esistevano già prima della comparsa di Covid-19, ma durante la pandemia - sottolinea la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa - sicuramente si sono acuiti nelle loro conseguenze. Dobbiamo fare nostro il monito del segretario generale dell’Onu e offrire l’ampliamento dei Servizi di salute mentale come una delle risposte alla crisi provocata dalla pandemia da coronavirus. Il ministero ha già emesso una Circolare ai Dipartimenti di Salute mentale e neuropsichiatria pediatrica ma sono necessarie molte più misure che possano portare ad una migliore presa in carico delle persone".

La task force guidata da Vittorio Colao ha chiesto un incremento dell’investimento in salute mentale di almeno il 35% rispetto alla spesa attuale. "È una voce apparentemente molto ampia, ma per comprendere l’entità della proposta occorre dare un quadro completo dell’intera situazione - spiega Fabrizio Starace, presidente della Società italiana di Epidemiologia psichiatrica e componente della task force - Il nostro Paese destina alla salute mentale appena il 3,6% dell’intero finanziamento del Ssn. In Francia, Germania, Regno Unito e altri Paesi europei le percentuali sono almeno il doppio, spesso superando il 10%. L’incremento del 35% costituisce il minimo indispensabile per consentire ai servizi di esplicare appieno la loro funzione nel rispetto delle Linee Guida e delle raccomandazioni nazionali ed internazionali".

"Le conseguenze sulla salute mentale rispetto all'emergenza Covid-19 interesseranno sia i bambini che gli adulti e il mio primo pensiero va agli operatori sanitari che hanno affrontato molteplici responsabilità legate alla cura dei malati, alla preoccupazione per le loro famiglie e alla lontananza dai loro affetti per paura di contagiarli - afferma Fabiola Bologna, componente della XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati - La politica deve guardare al presente e al futuro:le innovazioni tecnologiche e in particolare la Telemedicina, utilizzate in questa fase di emergenza e anche per la presa in carico dei pazienti cronici e con disturbi mentali, possono essere uno strumento di cura e di assistenza".

Durante il lockdown "i servizi sono stati chiusi e gli utenti sono stati reclusi in casa soli o con i familiari in notevole difficoltà, mentre le persone inserite nelle strutture non hanno potuto incontrare i loro familiari, provocando loro una forte sofferenza. Durante la fase 2 e la 3 i servizi sono stati parzialmente aperti, ma per tornare ad avere il servizio di prima garantendo le normative sull’igienizzazione e sul distanziamento sociale è necessario aumentare il personale e identificare nuovi locali. C’è da considerare anche il fatto che in questi mesi sono aumentate le persone con disturbi psicologici, in particolare depressione, ansia e stress. Per tutti i settori sono state identificate risorse finanziarie per superare questo periodo, in particolare anche per la sanità. E’ necessario pretendere che parte di esse siano allocate alla salute mentale", evidenzia Gemma del Carlo, presidente Coordinamento toscano delle Associazioni per la Salute mentale.

"Agli operatori della salute mentale non sono stati sempre forniti adeguati Dpi - conclude Di Giannantonio - non è stata riconosciuta la specificità della salute mentale; spesso abbiamo dovuto fare accertamenti nelle case di pazienti potenzialmente infetti senza le necessarie misure di sicurezza; i pazienti psichiatrici con Covid erano dirottati dai pronti soccorso nei nostri reparti dove si trovavano altri pazienti non affetti dal virus. Tutto ciò implica un persistere di stigma e pregiudizio. La salute mentale - ammonisce - va riorganizzata, altrimenti porterà ad un aggravamento delle altre condizioni".