Roma, 4 set (Adnkronos) - "Il primo pensiero, oggi, svegliandomi presto, è una preghiera per Mino Martinazzoli, ultimo segretario democristiano. Oggi sono dieci anni che è mancato. Sta per uscire un mio libro sulla fine della Dc, e penso che renderò giustizia a Mino del luogo comune sulle sue responsabilità finali nella gestione della Dc. Mino fu di una grandiosità tragica, non ebbe una responsabilità ma un destino, e lo resse con una intensità che forse gli ha accorciato la vita". Lo dice Gianfranco Rotondi.

"Manca. A me tanto. Negli ultimi anni ne ero divenuto amico, ma non alla maniera democristiana. Con Mino potevi essere amico solo in senso vero, con sincerità e spietatezza. Non dovevi offenderti dei suoi giudizi, delle sue ironie, delle sue derisioni, talvolta. Erano forme di considerazione, di affetto -prosegue Rotondi-. Mi chiamava Gianfranchino, e poi metteva a nudo le mie miserie politiche".

"Come quando fummo colleghi nel consiglio regionale lombardo, lui provenendo dalle glorie della politica nazionale, io rimbalzato dalla Campania a Milano. Mi prese da parte nell'emiciclo, e mi sussurró: 'non so quale presenza faccia ridere di più qui dentro, se la mia o la tua'", conclude Rotondi.