Un Frosinone che gioca un buon calcio, per certi versi il migliore da inizio stagione ad oggi, ma alla resa dei conti raccoglie davvero poco. Due punti nelle ultime tre partire rappresentano un bottino troppo misero per una squadra che vuole puntare alla risalita nella massima serie senza dover passare per la lotteria dei play off. Fondamentale, quindi, fermarsi a riflettere su dove e come può essere cambiato questo trend. Perché se da una parte è vero che con dodici gare ancora da giocare e ben trentasei punti a disposizione, aver perso la vetta della classifica e trovarsi ora ad inseguire la capolista Spal a due lunghezze (in attesa della gara di oggi tra Verona e Ascoli che in caso di successo degli scaligeri proietterebbe la squadra di Pecchia in vetta a pari punti con gli estensi e di conseguenza i canarini scenderebbero al terzo posto) non può certo rappresentare un dramma, dall'altra c'è assoluto bisogno di tornare ad essere, già sabato pomeriggio al Comunale contro il Vicenza, quella squadra cinica e spietata capace di inanellare un gran numero di successi anche soltanto con il minimo scarto.

Un bicchiere da vedere comunque mezzo pieno

Vincere aiuta a vincere. Per cui aver ottenuto due punti nelle ultime tre partite non può certo rappresentare un buon viatico per la banda Marino. Ma a noi piace prendere quanto di positivo messo in mostra da Frosinone negli ultimi duecentosettanta minuti e da lì ripartire e migliorare.

Serve più concretezza in fase realizzativa

Il primo problema, se così si può definire, è quello riguardante la sterilità realizzativa dei canarini nell'ultimo periodo. E non ci riferiamo soltanto alle gare di Perugia, in casa con il Cittadella e sabato a Bari. Senza andare troppo indietro nel tempo, ma partendo dal girone di ritorno, prima delle ultime tre partite il Frosinone ha ottenuto tredici punti vincendo quattro volte (Brescia, Latina, Carpi e Verona) per 1 a 0. In due occasioni su rigore e nelle altre da palla inattiva. E pareggiando una volta (0-0 a Pisa). Inutile quindi negare che in avanti si è persa concretezza. In parte per il periodo poco positivo che sta attraversando Dionisi dal punto di vista delle marcature ma, soprattutto, in virtù di una mole di gioco che, però, alla resa dei conti, porta sempre pochi uomini nell'area avversaria in fase gol. La particolarità del nuovo modulo, il 3-5-2, che Marino sta adottando dal momento in cui si è infortunato Paganini (fino ad allora i giallazzurri adottavano in partenza un 4-4-2 pronto a trasformarsi soltanto in determinati momenti della contesa in un 3-5-2), prevede un lavoro intenso in fase di spinta per gli esterni della mediana, che poi, come è accaduto nelle ultime due partite, a volte perdono di lucidità e al primo piccolo errore vengono puniti. E poi gli interni di centrocampo e in particolare Soddimo, che troppo spesso si accentra per prendere palla, toglie spazio a Maiello e, soprattutto, non riesce a dare quella profondità necessaria per aver un numero superiori di giocatori in area avversaria, e allo stesso tempo offrire maggiore aiuto al compagno che occupa con lui la catena di sinistra.

Giro palla più veloce e meno errori sotto misura

Oltre a portare pochi giocatori nell'area avversaria nel lunghi periodi di forcing, a volte il giro palla appare troppo lento con l'avversario che ha così tutto il tempo per chiudere gli spazi e posizionarsi nel miglior modo possibile. Quando poi si riesce a trovare la giocata giusta, come è accaduto più volte contro il Cittadella e a Bari con la percussione di Dionisi e assist al bacio per Sammarco, è fondamentale buttarla dentro.

Belli sì, ma senza dimenticare la cattiveria agonistica

I complimenti per il bel gioco fanno certamente piacere ma purtroppo, si sa, non portano punti. E questo Frosinone, certamente bello per lunghi tratti sotto il profilo del gioco, sembra aver dimenticato l'altra dote che negli ultimi anni gli aveva permesso di ottenere risultati e successi a dir poco insperati: la cattiveria agonistica. Quella che, tanto per intenderci, sabato scorso al San Nicola ha permesso a un Bari per nulla trascendentale, anzi l'esatto contrario, di incamerare i tre punti.