Claudia Gennaro, 26enne di Frosinone (Cavoni) è la palleggiatrice della Nazionale italiana di pallavolo che in Turchia ha conquistato la medaglia d'argento alle Olimpiadi dei Sordi.
Un grande successo, una grande avventura sportiva, una grande gioia. E qualche lacrima di commozione scesa sul volto di chi ha potuto vedere in rete il video delle azzurre che con la lingua dei segni cantano l'Inno di Mameli.
Claudia, partiamo dalla fine. Più contenta dell'argento o più delusa perchè l'oro lo ha vinto il Giappone?
«Non è il colore della medaglia che conta, ma è una questione di emozioni. Sta tutto lì: nella pelle d'oca che viene nel compiere certi gesti, toccare certe cose, parlare e segnare con certe persone. Uno sportivo che non ambisce a partecipare almeno una volta alle Olimpiadi non è un vero sportivo e questo era il mio sogno. Un desiderio che si realizza. Sono più contenta del secondo posto. Il nostro obiettivo era portare a casa almeno una medaglia oppure rientrare nelle prime 4. Non ho perso una medaglia d'oro, ne ho vinta una d'argento».
La vostra avventura è cominciata dal ritiro di Monza... è lì che si è cementato il gruppo o già da prima la squadra era unita e convinta dei propri mezzi?
«Ogni squadra è un gruppo che può essere definito un insieme dinamico, costituito da persone che si percepiscono più o meno indipendenti. La nostra squadra è una famiglia, nella quale ognuno di noi studia forze e debolezze reciproche, verifica se fa parte del gruppo, identifica il suo ruolo, compara l'attenzione che il mister dedica a ciascuno di noi. La nostra strategia di gioco coinvolge tutte. Il gruppo si è cementato molto meglio durante l'ultimo raduno, momento denso in cui in 12, convocate ufficiali, ci siamo trovate a confronto. Una settimana importante in cui abbiamo potuto e dovuto conoscerci meglio per poter partire verso la Turchia».
Quanti sacrifici ha dovuto fare in termini di allenamento per arrivare a vestire la maglia azzurra?
«Sport significa oltre che passione e divertimento anche sacrificio, tanti sacrifici. L'impegno più faticoso, per me, è la presenza costante e continua ai raduni. Cercare di esserci sempre. Si svolgono nel fine settimana e si aggiungono agli allenamenti giornalieri. Inoltre i raduni molto spesso vengono organizzati nel Nord Italia ed io, rispetto alle mie compagne, sono quella che risiede a maggior distanza. A volte rincasare tardi e il giorno dopo ricominciare con gli allenamenti è davvero estenuante».
Dove e quando ha cominciato a giocare?
«Ho iniziato a giocare all'età di 10 anni nella società Asd Pallavolo Frosinone '92; la mia passione negli anni è cresciuta ed ora mi piacerebbe continuare su questa linea, allenarmi ogni giorno di più e fortificare la mia squadra per avere in futuro nuove esperienze sportive».
La sua prima convocazione in azzurro?
«Era il mese di dicembre del 2006 quando sono stata convocata per la prima volta. A maggio 2007 sono partita per il Belgio per giocare il campionato europeo».
Com'è Claudia Gennaro al di fuori dello sport?
«Non è facile descrivermi al di fuori della pallavolo, ma ci proverò. Sono una sorda bilingue, cioè conosco sia la lingua dei segni, sia l'italiano. Sono una persona molto attenta e assolutamente precisa. Seleziono le mie amicizie e non mi fido mai, da subito, di nessuno. Uno dei piaceri più grandi: acquistare scarpe nuove sportive, ne ho a bizzeffe, di tutti i colori. Adoro andare al cinema, sono molto curiosa e amo leggere. Preferisco le storie avvincenti e lunghe. Nutro un grande affetto per gli animali, in particolare il mio cagnolino Pedro. In più ho una forte simpatia verso i bambini: appena li vedo non resisto dal prenderli in braccio e scherzare con loro.... Mi piace tanto viaggiare e uscire con i miei amici, sordi e udenti. Frequento infatti i circoli. Il punto di ritrovo è l'Ens di Frosinone, Ente nazionale dei Sordi. I soci Ens sono i primi a credere in me. Il presidente Enzo Martini infatti si è commosso davanti al raggiungimento del mio traguardo. L'Ens è la mia seconda casa, dove, non solo mi ritrovo con gli amici, ma da sorda, mi sento tutelata. L'Ens ha il compito di seguire noi sordi, a partire dalla scuola col sostegno di assistenti alla comunicazione e operatori domiciliari, fino a quando in età adulta, necessitiamo dell'interprete. Mio padre Salvatore, vice-presidente dell'ente, mi stimola a fare sempre di più e con mia madre Vittoria mi insegnano la Cultura Sorda. Sono rappresentante del comitato per i giovani sordi. Ci stiamo battendo per il riconoscimento della nostra lingua, la Lis».
Il sogno sportivo nel cassetto?
«Poter migliorare sempre di più fino a raggiungere livelli più alti, come per esempio la Serie C e quindi poter provare emozioni ancora più forti ed intense, vivendo sfide più grandi».
Il sogno personale?
«È complicato per me descrivermi o pensarmi al di fuori dello sport. A livello personale non ho un sogno nel cassetto. Posso dire che mi piacerebbe avere una situazione lavorativa più certa, a contatto con sordi ed udenti. Mi piacerebbe essere autonoma e affermata come lo sono i miei genitori. Avere un lavoro che mi appassioni e mi faccia sentire realizzata».
La pallavolo e lo sport in generale per abbattere qualsiasi tipo di barriera?
«Ad oggi posso dire che a combattere davvero per l'abbattimento delle barriere è l'Ens in tutta Italia e in particolare posso riferire quanto si impegni l'Ente di Frosinone, organizzando seminari gratuiti per la diffusione della Lis, la nostra lingua dei segni. È una vera e propria lingua che ci consente di comunicare, facendo cadere i muri del pregiudizio. Sono felicissima di aver partecipato alle Olimpiadi e di aver mostrato il nostro orgoglio di italiane, cantando l'inno di Mameli, non poggiando la mano sul cuore, ma usando le mani. Il video, postato su Facebook, ha ricevuto la giusta visibilità e finalmente tantissimi hanno potuto scoprire che nel mondo esistono le Olimpiadi di noi sordi... Continuiamo a lavorare tanto per buttare giù le barriere e mi auguro che in futuro tutti possano avere la percezione che i due mondi, quello sordo e quello udente, sono allo stesso livello».
Un saluto alla Ciociaria...
«Saluto tutta la mia Ciociaria alzando tutte e due le mani come se stessi per palleggiare e questo è per dirvi "ciao" in Lis».