Per l'ennesima volta è stato "virtualmente" in Serie A: il Frosinone ha segnato al 13' e per oltre mezz'ora ha sognato. Non perchè da Cesena arrivassero notizie positive ma perchè il Perugia pareggiava in casa con la Salernitana ed il Benevento era sullo 0-0 a Pisa, mentre il Cittadella sprofondava a Chiavari sotto una pioggia di gol dell'Entella. Neanche il subitaneo pareggio del Grifone (che nel frattempo era anche andato sotto) scalfiva la quota minima di distacco dalla quarta. C'è voluto il minuto 46 per spezzare l'ennesimo sogno della promozione diretta. Correva il primo di recupero al "Curi" quando l'ex canarino Di Carmine siglava la rete del 2-1 scacciando i fantasmi che aleggiavano sullo stadio e spalancando la porta alla post season.
Poi nel secondo tempo l'ha sbloccata anche il Benevento e allora al Frosinone (in senso figurato) non è rimasto altro che cambiare canale e sintonizzarsi sul "Manuzzi". Sperando che il "Cavalluccio" cesenate potesse farcela a scavalcare l'Hellas.
La squadra di Camplone ci ha provato, ha sfiorato la rete in un paio di occasioni ma la squadra di Pecchia tutto sommato ha ben controllato. Che dovesse dipendere non solo da se stessi ma anche e soprattutto da altri il Frosinone lo sapeva. Anche quando ha messo la parola fine a quella lunga striscia senza vittorie illuminata di rosso dall'eclatante sconfitta casalinga con il Novara. Tre successi a seguire che non sono bastati e che hanno evidenziato una squadra forse troppo stanca, forse a corto di energie psico-fisiche. O almeno non sufficienti a superare un ultimo, difficile ostacolo (anche se non al top della sua stagione): il Benevento. Certo, a conti fatti e con il senno di poi, oggi come oggi anche un pari in casa dei giallorossi poteva valere oro. Ma il campionato di calcio, così come tutti i tornei sportivi, non è solo una somma algebrica di successi e pareggi. È qualcosa di molto complesso nel quale entrano in gioco componenti come la tensione, l'emozione, entrano in gioco le motivazioni, la disperazione e l'euforia. Si contano gli infortunati e i giocatori che recuperano. Si valutano gli stati di forma, si adottano moduli che oggi sono buoni e domani no...
Più che una somma algebrica di risultati, una complessa equazione di quarto grado.
Troppo anche per i più bravi. Troppe variabili: chi l'avrebbe detto a settembre che con 74 punti (tre in più del secondo posto di Stellone) il Frosinone non sarebbe risalito in Serie A percorrendo un'autostrada di classifica? Secondo. A pari punti con il Verona, dal quale sugli almanacchi resterà separato da un solo gol...