Il trainer Luciano Mattone ha condotto la "matricola" AM Ferentino verso la salvezza nel Girone E di Serie B, il più equilibrato del terzo gradino della scala del futsal e si proietta alla stagione della consacrazione. Parola, dunque, allo "Special One" ciociaro.

Mister Mattone, impresa doppia?
«Sì, una grande soddisfazione compierla in un campionato così competitivo. Sono stati decisivi, indubbiamente, il 2-2 a Casoria in piena emergenza e, soprattutto, la vittoria casalinga per 3-2 con l'Ortona».
Dove vorrà arrivare questo Ferentino?
«Ci siamo fatti trovare pronti alla prima esperienza a livello nazionale ed è normale che nella prossima stagione ci sia l'ambizione di raggiungere i playoff-promozione. Quest'anno, d'altronde, siamo stati vicinissimi alle prime posizioni per tutto il girone d'andata».
Giura amore eterno alla sua "creatura"?
«Il mio legame va oltre il normale rapporto allenatore-società, è un ruolo da manager e lo è ormai da sette anni. Per creare un universo come il nostro ci vuole tanto tempo e, anche se qualche società mi chiede quali siano le mie intenzioni future, sento l'onore e la responsabilità di continuare a gestire la prima squadra, le giovanili e la scuola calcio dell'AM Ferentino».
Che universo è?
«Un universo fatto di sviluppo sostenibile e crescita dei giovani locali, un faro per il calcio a cinque territoriale e una grande "famiglia" composta anche dai bambini delle squadre di primi calci, pulcini ed esordienti, dai ragazzi del settore giovanile e dalle loro famiglie, che hanno contribuito ad avvicinare la città di Ferentino alla nostra squadra. Le risorse, in ogni caso, non sono tantissime e cerchiamo di valorizzarle al massimo».
Di necessità virtù?
«Una scelta consapevole ma al contempo una condizione obbligata. È per questo che coi presidenti Christian Arduini e Alessio Schietroma vogliamo convogliare verso il nostro sodalizio gli sforzi economici fatti invano qui intorno in progetti poco duraturi».
Conferme e partenze?
«Il "blocco storico" non si tocca ma salutiamo con dispiacere Kouta Hiwatashi che torna in Giappone per questioni lavorative. Nel frattempo è arrivato in prova il connazionale Saito Kodai, offensivo ambidestro classe 1993».
E l'italo-brasiliano Fabricio Poltronieri?
«È di livello superiore ma viene da un'annata fortemente condizionata da infortuni con il preparatore atletico Marco Rossi al seguito. E né noi né lui vogliamo un'altra stagione col punto interrogativo».
Qual è l'identikit del giocatore che manca ancora a questa squadra?
«Un giocatore di carattere che consenta di imporre il nostro gioco e fare punti anche fuori casa ovviando alla giustificata inesperienza di una rosa giovanissima».
Ha una dedica da fare?
«A mia moglie Sara e a mio figlio Riccardo, sempre presenti, anche in trasferta. Con loro mi sento sempre a casa e mi danno serenità e motivazione per raggiungere qualsiasi traguardo».

E il prossimo è già nel mirino del factotum Luciano Mattone: il sogno A2.