Il peccato che diventa bellezza, riflessione e scuote attraverso forme artistiche diverse. Pittura, fotografia, scultura. Installazioni che sanno stupire e provocare e che non limitano il loro messaggio, ma lasciano spazio alle interpretazioni possibili degli osservatori. “Mother of sin” rappresenta il tentativo di descrivere esperienze e sensazioni vissute dai giovani artisti che hanno deciso di condividerle riunendole in un’unica esposizione.
La mostra collettiva a cura di Marco Colombo e Francesca Rosini vedrà fino al 21 dicembre la presenza delle opere alla villa comunale di Frosinone di Alberto Antonio Foresta, Marzia Vetrano, Luca Grossi, Francesco Falace, Gerardo Rosato, Samuele Mollo, Luis Pardo, Federica D’Antoni, Daniel Jaulmes, Erika Vitale e Nazareno De Santis. Domenica pomeriggio l’inaugurazione introdotta da Biagio Cacciola e Luigi Vacana, durante la quale gli assessori Rossella Testa e Gianpiero Fabrizi hanno incontrato i ragazzi provenienti da diverse aree dell’Italia. Molti i curiosi che hanno potuto apprezzare l’originalità di questa esposizione che ha già fatto tappa in diverse città, tra le quali Torino, Firenze, Siena e Skopje.
Ritratti di donne di spalle, oppure con volti nei quali è difficile riconoscere l’identità. Una grande croce e un inginocchiatoio trapassato da enormi spuntoni a ricordare il genocidio armeno caratterizzano l’opera di Luca Grossi. Questa grande struttura sorregge dieci dipinti, ognuno dei quali descrive la profanazione di uno dei comandamenti. Manichini con tute e maschere bianche, invece, accolgono gli osservatori e si prestano ad essere decorati. Ma non finiscono qui le peculiarità della mostra, che saranno tutte da scoprire.