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Giovedì 08 Dicembre 2016

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Un ciclone di nome Cristiano: l'anima della "Pork Band"

Cristiano Gabriele (foto Francati)

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Un ciclone di nome Cristiano: l'anima della "Pork Band"

L'intervista

Abbiamo appuntamento alle tre di un pomeriggio caldo e deserto. Arriva puntualissimo, con gli occhiali sulla fronte e il casco sotto braccio. La prima cosa che chiede è di non parlare del suo lavoro: è tutt’altro rispetto a quello che ha deciso di fare nel resto delle sue 24 ore. Lui è il mattatore delle piazze più famoso e conosciuto in tutta la provincia di Frosinone.

I suoi brani, i remake in chiave ironica dei grandi classici della musica leggera, come pure le invenzioni cotte e mangiate, messe in musica con uno strafottente dialetto ciociaro imbottito di parolacce e allusioni sessuali, fanno sorridere e, in fondo, anche riflettere. Soprattutto sulle abilità di uno che a quarantatré anni suonati, buongustaio e vittima della “saudagi ciociara” negli anni della vita romana, passa da un trattato linguistico sull’etimologia delle parole al reggae cafonesco del fenomeno di provincia quasi fosse un trasformista. Tutto questo è la “Pork Band”. Cristiano Gabriele è l’anima del gruppo, quello che “a fare lo scemo” si diverte perché ha la testa: “È stato il complimento che ancora oggi mi rappresenta meglio. Un signore anziano, alla fine di uno spettacolo mi disse: “Cristia’, tu te’ le ceruella! (tr. Cristiano, tu hai il cervello) – racconta”. È un fiume in piena. Partiamo subito con una raffica di domande.

Chi è Cristiano Gabriele?

“È un ragazzo che nasce a Roma il 15 febbraio 1973. La sua famiglia è di Isola del Liri e lui torna a guardare la cascata e a giocare con i suoi amici praticamente ogni fine settimana. Fino a che non decide che ci vuole restare in pianta stabile”.

E quando arrivano la musica e la voglia di fare spettacolo?

“Quando i compagni del liceo fanno una colletta per comprarmi una chitarra: all’epoca costava quarantamila lire. L’acquistammo da Vicini a Sora. Durante la gita del quinto inizio a strimpellare e mi accorgo che quando provo a stravolgere i testi delle canzoni e a cambiare i ritornelli, tutti le canticchiano in quel modo, diventano tormentoni. Mi diverto e gli altri con me: e decido che voglio farlo “in grande”. Ecco che nasce il gruppo poi diventato la “Pork band”, un tributo all’uccisione del maiale nelle famiglie ciociare che, in fin dei conti, sono gli stessi soggetti dei miei brani”.

Ma questo benedetto “cane pizziglio” come fa?

“Davvero non lo sa nessuno. Addirittura degli studiosi di un’università inglese hanno tentato di capire il verso della donnola, ma non ci sono riusciti (ride)”.

“Falla calà”, “Bella stonna”, “La mia banca fa glie scruock”, “L’amico è” (chill che scalla gliu lett pe’ te): da dove le tiri fuori?

“Soprattutto dalle assonanze linguistiche: tanti titoli e brani famosi si prestano ad essere convertiti nel dialetto ciociaro che, se anche va sempre più scomparendo, è un patrimonio da difendere: lì c’è la nostra storia, ci sono le nostre radici. E allora il reggaeton per noi diventa una cosa del tipo “iam a regge Toni”, dove lui è il classico spaccone ciociaro che se si arrabbia, dà in escandescenze e finisce per scatenare una rissa. “Falla calà”, che è uno dei brani più richiesti dal pubblico, è una sorta di decalogo sui difetti di una ragazza che non possono essere tollerati e quindi, se ci sono, è meglio che la fai “calare”, scendere dalla macchina. Poi, però, dietro una canzone c’è anche tutto uno studio che faccio insieme al gruppo: Daniele Petricca, Sergio Caruso, Enrico De Biase, Mattia Cestra e Antonello Palmigiani”.

Sul palco ti travesti, balli, coinvolgi, imiti e improvvisi: nella vita vera come sei?

“Uno che ha le spalle larghe e forti dove tanti si appoggiano. Un buon ascoltatore. Peccato che quando serve a me spesso non trovo altrettanta disponibilità”.

Quando non sei in servizio o in “modalità trash” cosa ti piace fare?

“Nel poco tempo libero che mi resta mi piace la caccia. È un po’ una passione di tutta la mia famiglia. Ma questo è meglio non scriverlo: potrebbe farmi diventare impopolare agli occhi di molta gente”.

Ci perdonerai, Cristiano: di segreto uno ne potevamo mantenere!

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