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Martedì 06 Dicembre 2016

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Omicidio Grossi: rigettate le richieste  di rito abbreviato per Pellegrini

Il tribunale di Cassino

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Omicidio Grossi, non è morto annegato

Sora

Nessuna morte per annegamento. Il giardiniere di Sora, Mario Domenico Grossi - ripescato cadavere 16 giorni dopo il decesso avvenuto il 13 aprile 2014 a seguito di una violenta lite in località Compre - non poteva essere ancora in vita quando è finito nel fiume. Ne è convinto il medico legale che venerdì ha esposto una complessa relazione durante l’udienza in Corte d’Assise per Angelo Pellegrini, uno dei due imputati del delitto. L’altro, Cipollone, scegliendo di procedere con un abbreviato è stato condannato a 17 anni per omicidio volontario. «Grossi muore prima di entrare in acqua »: a riferirlo l’analisi delle diatomee nel cadavere. Se infatti il giardiniere di Sora fosseannegato la presenza di queste alghe unicellulari che vivono nell’acqua sarebbe emersa nelle vie aeree e nei tessuti corporei. «Se assenti significa che il corpo è entrato in acqua dopo che il soggetto è deceduto» continua il medico legale, che nella sua disamina esclude patologie pregresse, decessi emozionali, emorragie o attacchi cardiaci.Anche perchè del tutto assenti sul cadavere uno dei segni esterni più importanti, sebbene non l’unico, dell’annegamento: la presenza di un “fungo schiumoso” dalla bocca e dalle narici. Né i polmoni sono risultati espansi. Puntuale l’analisi delle ecchimosi, delle ferite lacero contuse e delle fratture riscontrate sul corpo: alla testa - in più punti - sul sopracciglio destro, sullo zigomo, alla base delle narici, al torace e nelle parti intime. «Tutte prodotte da un oggetto contundente senza punta, quindi anche da calci e pugni» continua il medico che ha ribadito che le fratture alle costole non hanno comunque provocato una perforazione polmonare. «Di cosa è morto dunque Grossi?», ha incalzato l’avvocato Pagliari, difensore dell’imputato alla presenza dell’avvocato Leone per le parti civili. «Possiamo parlare di una morte per inibizione: una sorta di cortocircuito delle funzioni vitali, a seguito delle percosse in particolari punti del corpo, che ha provocato il decesso. Ma non è possibile escludere in modo totalizzante che a questo abbia contribuito anche l’impatto con il pelo dell’acqua. Caso in cui, comunque, il soggetto doveva aver preso i sensi cadendo di pancia » ha continuato il testimone: non un colpo mortale, dunque, ma una serie di concause di certo riferibili a un decesso traumatico. Ora si torna in aula a gennaio.

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