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La corte d'appello di Roma

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Prometteva posti di lavoro in cambio di soldi: condannato

Sora

Millantava alte conoscenze alle Poste e prometteva una sicura assunzione. In cambio per l’aiuto chiedeva un sostanzioso contributo economico. Ma era una truffa. Un amministratore di condominio di Sora, P.D., accusato di aver raggirato due sorelle e un terzo uomo di Isola del Liri è stato condannato ieri dalla Corte di appello di Roma a due anni.

I giudici di secondo grado hanno così rideterminato la pena, con il vincolo della continuazione, di due precedenti condanne, entrambe a un anno e otto mesi. E dunque, conti alla mano, l’uomo, difeso dagli avvocati Fabio Quadrini e Luca Gulia, ha ottenuto uno sconto rispetto al primo grado.

A accusarlo erano statele tre persone, poi parti civili, assistite dagli avvocati Alessandro Loreto e Silvio Bruni.
Stando all’accusa, sostenuta in aula dal procuratore generale Simonetta Matone, il sorano prometteva un impiego alle Poste. Per l’interessamento, l’amministratore si sarebbe fatto consegnare un assegno circolare da 25mila euro da una delle sorelle, mentre dall’altro avrebbe preteso il versamento di 35.000 euro. Soldi che dovevano servire a partecipare a corsi di formazione propedeutici all’inserimento al lavoro.

L’amministratore avrebbe indicato nomi di alti dirigenti delle Poste, risultati poi inesistenti, a comprovare la fattibilità dell’operazione. Sarebbero stati inviati tele- grammi di convocazione ai corsi con tanto di logo riprodotto delle Poste. Puntualmente gli appuntamenti venivano disdetti pochi giorni prima. Le sorelle dopo aver atteso invano che la situazione si sbloccasse e chiesto chiarimenti per quassi sei anni, decisero di rivolgersi direttamente alle Poste a Roma dove scoprirono che i nominativi indicati erano inventati di sana piana. Da qui la denuncia presentata per ottenere la restituzione dei 25mila euro. Somma che - stando alla denuncia - ha comportato delle privazioni, visto che una parte del denaro era destinata agli studi universitari della figlia di una di loro. La difesa del sorano ha comunque preannunciato ricorso per Cassazione.

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