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Trasferito don Di Stefano Parrocchiani in rivolta

La chiesa Santa Maria assunta di Sora

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Trasferito don Di Stefano
Parrocchiani in rivolta

Sora

Doveva essere una semplice lettera di commiato e di accettazione di un nuovo incarico. In realtà, sta generando un vero e proprio sommovimento nei parrocchiani. È il messaggio scritto da don Alfredo Di Stefano alla comunità della parrocchia di Santa Maria Assunta nella Cattedrale di Sora.

Una notizia già sussurrata da qualche settimana e che in questi giorni ha trovato conferma proprie nelle parole del religioso. Uno spostamento che dovrebbe essere effettivo alla fine di settembre e che forse potrebbe cambiare gli equilibri in alcune parrocchie della diocesi di Sora-Cassino. Ma i parrocchiani non ci stanno e già qualcuno ha cominciato a chiedere i motivi di questo spostamento direttamente al vescoso Gerardo Antonazzo. Don Alfredo ha avuto in particolare la capacità di creare delle importanti realtà aggregative nella sua parrocchia, la più importante e centrale di Sora e adesso tutti, anche i meno giovani ovviamente, si chiedono cosa accadrà. Colpiscono in particolare le parole di una parrocchiana. “Può un vescovo rimuovere un parroco dalla sua parrocchia senza dare una motivazione ufficiale credibile ai fedeli della medesima?  - scrive una Rita Olini di Sora, ex commerciante in pensione e della parrocchia della Cattedrale - Perché monsignor Antonazzo ha deciso di trasferire Don Alfredo Di Stefano dalla Parrocchia di Santa Maria Assunta, dove ha ben operato per oltre venti anni, per trasferirlo alla parrocchia di San Lorenzo Martire in Isola del Liri? Non pensa, eccellenza, che noi parrocchiani abbiamo diritto di sapere che cosa la spinge a prendere decisioni che ci risultano incomprensibili? Mica per caso dobbiamo assistere a forme di autoritarismo che ormai dovrebbero essere superate? In attesa di una sua dichiarazione ufficiale, la saluto cordialmente!”
Intanto, Don Alfredo, così come deve essere, ha accettato lo spostamento e si è accomiatato dai parrocchiani con una lunga lettera di cui riportiamo alcuni brevi passaggi. “Camminare insieme non è sempre facile. La strada è a volte irta, altre scoscesa, per diventare di nuovo ripida e tortuosa. Siamo tutti pellegrini […]. Anche se la meta del viaggio continua ad essere la stessa le nostre strade si dividono. Resti la riconoscenza di quanto imparato dal Vangelo e che il bene ricevuto non si spenga. Questa è la speranza che mi consolerà. Siete tutti, alcuno escluso, intimamente parte del mio essere sacerdote. Siete stati voi tutti a cesellarlo, a raffinarlo […]”.

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