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Martedì 06 Dicembre 2016

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Da ferita urbanistica a svolta per la città
Tersigni: acquisiremo l'ex Tomassi

L'edificio dell'ex Tomassi

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Da ferita urbanistica a svolta per la città
Tersigni: acquisiremo l'ex Tomassi

Sora

Svolta decisiva per l’ex Tomassi. Almeno si spera.

A confermarlo direttamente il sindaco di Sora, Ernesto Tersigni, in un breve colloquio sul destino del centro commerciale/direzionale realizzato sul sito occupato fino a venti anni fa dal mobilificio Tomassi, chiuso negli anni Settanta e da allora in stato di totale abbandono.
A un passo dal completamento dei lavori, arrivarono per il nuovo centro commerciale i fallimenti delle ditte proprietarie e l’inizio di un procedimento giudiziario durato una eternità. Un intervento nato male, con enigmatiche procedure, stranezze progettuali, cambiamenti in corso d’opera con lievitazioni magiche di piani e superfici, bombe ritrovate e situazioni esplosive rimaste sotto traccia. Non è mancata nemmeno qualche disgrazia. Negli ultimi venti anni in definitiva non si è riusciti a individuare chi ha fatto peggio. E nemmeno a capire chi, da questa assurda vicenda, ci ha guadagnato. Si conosce bene invece chi ha perso. E di brutto. I sorani che avevano investito nel progetto, le ditte che sono fallite per aver eseguito lavori mai pagati, ragazzi che aspettavano un lavoro promesso e mai avuto. Ma ora la svolta.
Allora sindaco dalla discussione nel consiglio di venerdì sulla revoca dell’efficacia del Pru di San Giuliano cosa ci dobbiamo aspettare?
«È semplice: abbiamo deciso di iniziare la procedura per l’acquisizione dei beni al patrimonio pubblico».
Una decisione per certi versi storica. Come si svilupperà l’iter?
«Dopo l’approvazione in consiglio della revoca del Pru trascorsi 90 giorni chiederemo al giudice che segue la pratica di assegnarci le opere».
E dopo che destinazione avranno i fabbricati?
«Faremo un progetto di finanza per cercare società che da una parte finiscano le opere e aprano le strutture, dall’altra realizzino gli interventi della parte importante che rimarrà nella disponibilità pubblica per destinarle ad attività scolastiche, culturali e uffici».
E se nel frattempo si (ri)presenta la società che ancora detiene il sito?
«Le condizioni sono note. Debbono portare i soldi che il Comune attende da troppo tempo. Poi si può cominciare a ridiscutere». Idee chiare che presuppongono una decisa accelerazione nella definizione della vicenda. Risolvere il problema potrebbe essere una manna dal cielo e soprattutto Sora ne guadagnerebbe: dal non dover fare più i conti con quella profonda ferita urbanistica.

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