Il giornale di oggi

abbonati

sfoglia

Domenica 04 Dicembre 2016

Meteo Frosinone









Gli Sky of Birds sulle ali della musica

Gli Sky of Birds sono sei: Mario Martufi (voce e chitarra), Alberto Capoccitti (chitarra), Sandro Traversi (chitarra), Luca Verrelli (tastiere), Simone Podagrosi (basso) e Strueia (batteria)

0

Gli Sky of Birds sulle ali della musica

QuiSette

Dall’entroterra ciociaro, sei musicisti irrompono sulla scena musicale con Blank Love per l’etichetta Mia Cameretta Records. Sono gli Sky of Birds e il 23 aprile hanno presentato il loro primo vinile, Blank Love appunto, in un negozio di dischi a Frosinone scalo: Nord Ovest.

Presentatevi...
«Ciao. Siamo gli Sky of Birds: Mario Martufi (voce e chitarra), Alberto Capoccitti (chitarra), Sandro Traversi (chitarra), Luca Verrelli (tastiere), Simone Podagrosi (basso) e Strueia (batteria)».

Perché Sky of Birds?
«Sky of Birds è un nome che evoca un’immagine, o meglio una serie di immagini di segno e di interpretazione anche opposte fra loro. Volevamo un nome che, oltre a suonare bene, lasciasse spazio a innumerevoli interpretazioni. Sky of Birds può far pensare a qualcosa di sereno, primaverile, ma anche a qualcosa di cupo, inquietante (hitchcockiano, insomma). Questa ambivalenza ricorda molto la nostra musica, che è una musica fatta di opposti, una musica in cui il tranquillo binario del pop viene “disturbato” da inquietudini e storture oblique, in cui momenti più solari si alternano con momenti di oscurità, si intrecciano tra loro in un’ambigua consonanza. C’è un che di metaforico (forse anche in senso extra-musicale) in questa unione di opposti».

Chi è il leader?
«Sulla carta non ci sono leader nella nostra band, anche se noi sappiamo chi è il leader occulto... però non te lo diremo... non vogliamo fargli montare troppo la testa!».

Chi scrive i testi?
«I testi sono stati tutti scritti da Mario».

Chi le musiche?
«Le musiche sono frutto della collaborazione di tutta la band. Solitamente è Mario a proporre una canzone, che arriva in sala prove in una forma scarna (voce e chitarra) e poi il resto della band contribuisce all’arrangiamento. Ognuno ci mette del suo, porta dentro il pezzo le sue esperienze, il proprio gusto, il suo bagaglio di ascolti. Blank Love è nato così, è stato un lavoro di addizione (ma anche di sottrazione) di idee, di spunti, di punti di vista. Secondo noi è un metodo che, nonostante l’alto tasso di discussioni che genera, funziona alla grande».

Il video che accompagna The scary days of a blank love è originalissimo. Chi è l’autore?
«Grazie! Il video è stato realizzato da Valeria Bianchi e da Luca, il nostro tastierista. È stato realizzato con la tecnica dello stop-motion, in una versione molto casalinga e fai-da-te. L’idea era quella di realizzare un video che fosse particolare ma che potesse essere realizzato in totale autonomia e a budget ridotto (leggi: a costo zero). Volevamo fare un omaggio alle animazioni naif di autori come Michel Gondry, un regista che utilizza spesso materiali poveri per i suoi lavori. Ne è venuto fuori questo teatrino a bassa fedeltà e ad alto tasso di assurdità che, in un certo modo, rispecchia l’andamento del pezzo. Ancora una volta è un gioco di opposti che si attraggono: sole e notte, luce e tenebra. Nel video ci sono molti momenti divertenti, che però trasmettono anche uno strano senso di inquietudine (almeno secondo noi) e anche la canzone è così, è una storia di non-amore ma ha un andamento solare».

Come siete arrivati a Blank Love?
«Blank Love ha avuto una gestazione molto lunga, circa un anno e mezzo. Nel frattempo sono successe molto cose, prima fra tutte la line-up del gruppo si è allargata: siamo passati da cinque a sei membri. Al disco abbiamo lavorato molto, sia in studio che in sala prove. Le sessioni di registrazione sono state un vero e proprio esperimento di ricerca del suono (grazie anche al lavoro del nostro produttore Filippo Strang). Alla fine tutti i nostri esperimenti, le prove, le idee si sono ricongiunte in una sintesi, si sono riunite in un discorso unico: Blank Love».

La vostra musica sembra avere nel Dna dei geni appartenenti a Lou Reed e la new wave...
«Le influenze che abbiamo sono davvero moltissime, se dovessimo metterci a citarle l’elenco sarebbe molto lungo. D’altronde in una band di sei persone, ognuna con il proprio bagaglio musicale, questo è normale. Quasi tutti proveniamo da altre band (diversissime tra loro), molti di noi hanno – contemporaneamente agli Sky of Birds – altri progetti personali. Ma le influenze è bello che restino tali, un retrogusto che ogni tanto fa capolino in un pezzo, senza che però prenda il sopravvento. Lou Reed, comunque, ci piace molto...».

Perché la scelta dei testi in inglese?
«Per quello che facciamo è una scelta quasi obbligata, per questioni di metrica, di ritmo, di suono».

Prossimi appuntamenti live?
«Il 28 maggio a Roma a “Le Mura” e il 4 giugno a “La Tana del Clandestino” a Ceccano».

Una cosa che avete in comune oltre alla musica?
«Siamo tutti e sei degli ottimi centrocampisti... in realtà il punto di forza della nostra band è che siamo sei persone molto diverse tra loro».

Il più pigro di voi?
«Ecco, forse la pigrizia è una virtù che ci accomuna...».

Vi siete montati la testa?

«Per citare il poeta Roger Murtaugh: I’m too old for this shit!».

Sfoglia qui l'edizione gratuita

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400