Il giornale di oggi

abbonati

sfoglia

Venerdì 02 Dicembre 2016

Meteo Frosinone









Assaltavano uffici postali Stangata per la banda della motosega
0

Assaltavano uffici postali
Stangata per la banda della motosega

Frosinone

Arrivavano con una Fiat Uno che parcheggiavano nei pressi delle Poste. Poi sfoderavano una motosega e assaltavano gli uffici postali. Confermate le condanne in primo grado per i frusinati Antonio Verdicchio a 6 anni e 4 mesi e Gianni Pizzutelli a 4 anni e 8 mesi, nonché per l’arpinate Cosimo Buono a 2 anni e 6 mesi. È quanto ha deciso ieri la Corte d’Appello di Roma.

Confermate anche in appello le tre condanne inflitte a Verdicchio,  Pizzutelli e Buono dal tribunale di Frosinone
La banda è accusata di aver assaltato tre uffici postali a Veroli, Arnara e Sabaudia con le pistole e la singolare arma

Il gruppetto era stato condannato in primo grado con rito abbreviato per le rapine messe a segno nelle Poste di Castelmassimo il 27 maggio 2010, di Arnara del 7 giugno e Borgo Vodice il 16 giugno dello stesso anno. Nel primo caso la rapina fruttò 14mila euro, nel secondo 12mila e nel terzo 7mila per un totale di 33mila euro. La svolta delle indagini si ebbe dopo il colpo di Sabaudia. Allora, grazie alla prontezza di riflessi di una donna che aveva assistito alla scena e aveva segnalato alla forze dell’ordine il numero di targa dell’auto sulla quale i rapinatori erano fuggiti, ci furono i primi arresti. Il cliché usato era sempre lo stesso.

La banda, con una Fiat Uno, di solito rubata il giorno prima del colpo, arrivava sul luogo della rapina con delle tute da lavoro e, soprattutto, una motosega con la quale terrorizzava clienti e dipendenti. Fu uno straniero, Raimondas Politovas (giudicato a parte), fermato dopo l’assalto di Sabaudia a vuotare il sacco emettere gli investigatori di carabinieri e squadra mobile sulla pista giusta. A tutti, la procura di Frosinone ha contestato la rapina per l’assalto alle Poste di Castelmassimo, a Veroli.

Stando alla ricostruzione dell’accusa mentre Buono fungeva da palo all’interno dell’auto, gli altri tre, con volto travisato da passamontagna e mascherina, armati di motosega a scoppio elettrica e di pistola mettevano a segno il colpo. Così facendo - sostiene l’accusa - minacciavano un cliente, mentre con la motosega tentavano di aprire la porta blindata. Avrebbero allora costretto il direttore ad aprire la porta, riuscendo ad accaparrarsi 13.700 euro. A tutti è contestato anche il reato di furto dell’auto, una Fiat Uno, usata per il colpo e rubata il giorno prima ad Isoletta d’Arce a un uomo di San Giovanni Incarico. Per il colpo all’ufficio postale di Arnara si presentarono con delle tute blu da operaio, con il volto travisato da passamontagna e con la solita motosega, nonché due pistole servite per intimare alla direttrice la consegna di 12.000 euro. Nella circostanza usata un’altra Fiat Uno rubata alla stazione di Ferentino lo stesso giorno.

La banda era stata
smantellata da carabinieri
e squadra mobile. Decisiva
la collaborazione offerta
da uno degli arrestati



L’assalto a Borgo Vodice è contestato a Pizzutelli e Verdicchio. Stando all’accusa, vestiti con tute blu, con il volto travisato da cappucci, calze da donna e un fazzoletto sulla bocca, e sempre con la motosega avrebbero costretto il direttore a farsi aprire la cassaforte dalla quale avrebbero portato via 6.650 euro. A Pizzutelli e Verdicchio è contestata la ricettazione della Fiat Uno usata per il colpo e rubata a Sabaudia. Infine a Verdicchio è costestato lo spaccio di droga per aver venduto cocaina in cambio di tremila euro, parzialmente pagati con una Renault Laguna. I tre sono stati difesi dagli avvocati Calogero Nobile, Armando Pagliei e Elvio Albanese.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400