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Contratto non rinnovato: autista si uccide per disperazione. La lettera della moglie

Provincia

Non gli riconfermano il contratto di lavoro: padre di famiglia in preda alla disperazione si toglie la vita. Un dramma che, purtroppo, in questo periodo di profonda crisi economica non è un caso isolato. Ma che certamente fa sempre riflettere.

La storia 

Lino Melis, di origini sarde, aveva ultimato il periodo di lavoro a tempo determinato e la speranza di veder riconfermato
l’impiego come autista di autocarri era naufragata. La disperazione di dover pesare sulla famiglia, la moglie Maria Luisa e
una bambina di 10 anni, hanno avuto sull’uomo un effetto devastante, e al mattino del 3 settembre i suoi cari invece della
presenza confortante del congiunto si sono trovati di fronte la tragica scena. A distanza di qualche settimana pubblichiamo
la lettera ricevuta dalla signora Maria Luisa, dopo che sulla vicenda si è registrata sia la solidarietà di migliaia di persone,
ma anche il tentativo di mortificare la memoria di un pover’uomo.

La lettera della moglie

«Volevo ringraziare le persone che mi stanno accanto in questo momento di sofferenza; la situazione che si è creata in questa famiglia è dovuta alle persone che promettono lavoro e poi non mantengono la parola. Mio marito era un grande lavoratore,
era una persona stimata in tutta Italia e anche all’estero. Ho ricevuto tante condoglianze dai colleghi e ne sono fiera; amava la sua famiglia come tutti penso, e lui diceva sempre che un uomo senza lavoro era un uomo senza dignità. Purtroppo, questa disgrazia ha portato un grande dolore alla moglie e alla figlia che non si cancellerà facilmente, nei nostri cuori, per un contratto non rinnovato. Ci sono persone che adesso sparlano senza sapere le cose come sono andate veramente; è una cosa bruttissima sentir dire che è morto per altri motivi non veri, perché l’unico motivo era solo quello legato alla mancanza di lavoro, oltre alla preoccupazione per la famiglia. 

Non voglio che la mia famiglia venga infangata: mio marito quel gesto lo ha compiuto perché non aveva un lavoro e come tutti aveva una famiglia da mandare avanti; non voglio sentir dire che è morto per debiti o per altre ragioni. Perché non aveva nessun debito con nessuno, la famiglia sta bene economicamente; ma lui non
era un tipo che voleva pesare sulla moglie, perché voleva essere lui a mandare avanti tutto... Ho scritto quello che mi sentivo, è quello che voglio: che la gente capisca perché la mia famiglia è stata sempre rispettata da tutti e ho sempre camminato
a testa alta e continuerò a farlo. Firmato Maria Luisa».
Una donna che ora vive nel dolore.

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