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Il caso Mattia Perin: la ferita si riapre

Il portiere Perin

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Il caso Mattia Perin: la ferita si riapre

Pontecorvo

Una ferita troppo dolorosa che non potrà mai rimarginarsi. Una delle pagine più buie della storia del territorio pontecorvese che negli anni ‘40, durante la seconda guerra mondiale fu violentato, stuprato, ucciso. Intere generazioni di donne (bambine, adulte o anziane) furono violentate dalle truppe francesi di passaggio sul nostro territorio. Barbarie che furono identificate come le “marocchinate”.

A distanza di decenni la ferita è ancora aperta e continua a far male. Battute o doppi sensi su quanto accadde in quel periodo sono inaccettabili. E, oggi, le carni lacerate dalle ferite della violenza sono tornate a sanguinare. A generare questo nuovo dolore la battuta che pochi mesi fa un giocatore di calcio di serie A, Mattia Perin, ha fatto attraverso uno dei più popolari social network. Su twitter, rispondendo a un tifoso ciociaro scrisse: “A Vallecorsa cambiò la storia, tuo nonno parla arabo... il mio fondò Littoria”. Un chiaro riferimento alle tristemente celebri “marocchinate” avvenute nel corso della seconda guerra mondiale, quando centinaia di donne ciociare vennero violentate, mutilate e uccise dai soldati marocchini arruolati dall’esercito francese. Immediatamente scoppiò la polemica. Interrogazioni parlamentari, intervento della Lega Calcio e del presidente della società calcistica fino ad arrivare alle scuse del giocatore. Ma scherzare su un simile dramma non può essere consentito a nessuno. Neanche dopo oltre settant’anni. E così il risentimento di Pontecorvo contro Perin è tornato forte e incessante quando si è sparsa la voce del suo arrivo in città in occasione degli Italian Sport Awards. Una notizia che ha suscitato l’indignazione popolare e che ha generato lo sdegno anche dell’amministrazione cittadina che sin dal primo momento ha detto “no” a Mattia Perin. E così la politica ha vinto e insieme all’organizzazione dell’evento ha “espulso”il giocatore dalla città fluviale: «Benché abbia chiesto scusa - hanno affermato il sindaco Rotondo e il consigliere Tanzi nell'annunciare che Perin non sarà a Pontecorvo - nutriamo ancora forte il dissenso per le parole espresse per rappresentare una pagina nera della storia anche pontecorvese. Quando ci fu detto che Perin sarebbe stato presente abbiamo subito espresso la nostra contrarietà agli organizzatori - ha aggiunto il primo cittadino - Su questo punto siamo stati fermi e devo dire che abbiamo trovato grande disponibilità da parte dell’organizzazione, che ringrazio, che ha accolto la nostra richiesta. Trovo, invece, pessimo che si sia voluta strumentalizzare una delle pagine più buie della nostra storia». E dopo la condanna del mondo politico arriva anche quella della gente. Sui social network alla notizia dell’esclusione del portiere dalla kermesse sportiva in tanti hanno festeggiato: «Per la sua integrità fisica ha fatto bene - ha scritto un lettore». Mentre un altro iscritto ha postato un commento ancor più audace:«Chi lo ha indicato come vincitore di un premio mi fa specie». E post dopo post, tweet dopo tweet è stato sempre più evidente come le persone non siano disposte a scherzare su questi argomenti. Ma la tematica toccata da Perin non è nuova a polemiche. Diversi anni fa fu eretto un monumento in località Sant’Esdra in onore delle truppe francesi. Un oltraggio per un territorio martoriato da quelle barbare. Un affronto per le donne violentate che si sentirono stuprate nell’anima: «Quel monumento che fu costruito durante l’amministrazione Roscia rappresenta una vera e propria vergogna per tutto il paese - ha affermato il sindaco Rotondo - Per questo motivo subito dopo la mia elezione ho dato mandato ai competenti uffici di mettersi in contatto con l’ambasciata francese al fine di individuare una intera per rimuoverlo. Al momento sembra che la risposta dell’ambiasciata non sia favorevole, ma non mi arrendo. Proseguirò, sempre nel solco della legalità, per trovare una soluzione che possa consentire di togliere dal nostro territorio un simile oltraggio alle donne violentate. E chi lo ha fatto erigere deve vergognarsi».

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