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Sabato 03 Dicembre 2016

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Il sindaco diffida i profughi. Ne possono restare solo sette, via tutti gli altri

L’ex agriturismo di via Casali dove alloggiano da una settimana i trentuno ragazzi africani e asiatici richiedenti asilo

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Il sindaco diffida i profughi. Ne possono restare solo sette, via tutti gli altri

Giuliano di Roma

Una ventina di troppo, anzi qualcuno in più. Ieri il sindaco di Giuliano di Roma Adriano Lampazzi ha tirato le prime somme in calce alla vicenda che lo ha travolto da una settimana in qua: l'arrivo in paese dei profughi giunti a Frosinone un mese fa, trasferiti sulle prime a Cassino, sballottati da un alloggio all'altro, ospitati per sei giorni dal Comune di Pastena e infine sistemati nell'ex agriturismo di via Casali affittato per l'occasione dall'associazione Integra Onlus, alla quale la Prefettura ha affidato i richiedenti asilo.

Dall'ufficio protocollo del Comune è partita l'annunciata diffida, notificata nella stessa mattinata dal messo comunale ai responsabili della struttura: la onlus ha dieci giorni di tempo, scrive il sindaco, per «adeguare e quindi ridurre il numero degli ospiti sulla base della effettiva capacità ricettiva della struttura e comunque in conformità alle normative igienico-sanitarie vigenti». Il che per Lampazzi fa sette posti al massimo.

Quindi via tutti gli altri. Nella diffida Lampazzi parla di 34 profughi attualmente ospitati in via Casali anche se in realtà dieci dei 41 iniziali sono strati trasferiti altrove e ne restano 31. Il Comune insiste sull’inadeguatezza della struttura che li accoglie per i motivi già comunicati alla Prefettura il 13 agosto: «la mancanza di requisiti igienico-sanitari» legati alla capacità della fossa biologica e perché «la struttura era autorizzata all’origine per una ricettività massima di sette ospiti».

Da qui la diffida all’associazione leccese che gestisce i giovani africani e asiatici con l’invito ad ottemperare entro dieci giorni. «In assenza di un positivo riscontro - conclude il sindaco - verranno adottati i provvedimenti previsti». Cioè l’ordinanza di sgombero della struttura. «Noi restiamo qui - spiegano i responsabili della onlus, convinti delle loro ragioni - Stiamo raccogliendo tutti i documenti che presenteremo presto all’ufficio tecnico per dimostrare che tutto è regolare».

Intanto però il capogruppo d’opposizione Daniele Maura tira in ballo il contratto con cui la Integra Onlus ha preso in affitto i locali dall’immobiliare Di Lello di Colleferro: «Quel contratto - sostiene Maura - è stato sottoscritto dopo che i profughi erano arrivati mentre per poter gestire la loro accoglienza la onlus avrebbe dovuto disporre prima dei locali, un requisito necessario per essere autorizzati».

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