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Ricollocato il cippo e adesso il confine è salvo

Ricollocato il cippo che delimitava lo Stato Pontificio dal Regno delle Due Sicilie

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Ricollocato il cippo e adesso il confine è salvo

Arce - Ceprano

Il confine è salvo: ricollocato il cippo che delimitava lo Stato Pontificio dal Regno delle Due Sicilie. L’intervento è stato eseguito congiuntamente dalle amministrazioni comunali di Arce e Ceprano che da qualche tempo, in vari settori, hanno avviato una collaborazione senza precedenti.

Nei giorni scorsi, infatti, l’ufficio tecnico del comune di Ceprano ha disposto la rimozione dell’antico segnale che era finito in un fossato seppellito dalla vegetazione e dai detriti e che ancor oggi segna il confine tra i due municipi. Probabilmente il cilindro in pietra era finito lì a seguito di un sinistro avvenuto sulla strada regionale Casilina. La paura era che, così abbandonato, potesse essere trafugato da qualche male intenzionato, seguendo la sorte di altri numerosi cippi storici.

Ieri mattina, il comune di Arce ha provveduto a ricreare il basamento in cemento e alla successiva ricollocazione del segnale. È stata ripulita dalle sterpaglie anche la zona limitrofa al monumento.

Sul posto, l’assessore ai Lavori Pubblici di Arce Dario Di Palma che assieme al vicesindaco di Ceprano Vincenzo Cacciarella e all’assessore alla Cultura Anna Letizia Celani hanno coordinato le varie fasi dell'intervento. La viabilità, invece, è stata assicurata dagli agenti della Polizia locale di Arce con il comandante Giampiero Marzilli.

L’antico segnale ha una notevole importanza storica per il territorio di Arce (ultimo paese del Regno delle Due Sicilie) e di Ceprano (che apparteneva allo Stato del Papa). Tanto che anche il Touring Club Italiano ha segnalato in diverse sue pubblicazione la presenza dei cippi confinari.

L’ultima revisione certa dei confini tra i due stati è avvenuta tra il 1847 e il 1848, in quell’occasione vennero installati ben 14 cippi. Soltanto nel 1927, con l’avvento del regime fascista, Arce e Ceprano si ritrovarono insieme nella nuova provincia di Frosinone che acquisì, almeno nella geografia politica, una parte consistente di quella che fu l’Alta Terra di Lavoro.

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