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Visite private “pilotate": tutto falso. Un calvario durato sette anni
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Visite private “pilotate": tutto falso. Un calvario durato sette anni

Pontecorvo

Assolti con formula piena. Perchè il fatto non sussiste. Dopo sette anni. Oltre sette anni trascorsi, nonostante la consapevolezza di aver agito nel pieno della trasparenza e della correttezza, tra interrogatori, memorie e aule di tribunale.

Si chiude con l’assoluzione dei cinque medici accusati (in varia misura) di concussione e peculato e di due pazienti e un infermiere chiamati invece a rispondere di favoreggiamento, finiti in una delle inchieste più scottanti.

La stessa che nel 2009 travolse come un ciclone la sanità cassinate. La tensione divenuta sempre più forte fino alla lettura del dispositivo da parte del presidente del Collegio Capurso, si è sciolta nelle prime lacrime liberatorie versate da alcuni dei professionisti. Assolti il primario nonchè capo dipartimento del settore Chirurgia dell’intero polo provinciale Eugenio Maria Giangrande - assistito dagli avvocati Paolo Marandola e Sandro Salera - e altri 4 medici dell’allora reparto di Otorinolaringoiatria di Pontecorvo: Emilio Giangrande, Mario Mattaroccia, Renato Pittiglio e Tiziana Pezone. Assolti pure Martina Milone, Silvana Mazzoli e Alessandro Trotto.

Difesi dagli avvocati Alberto Borrea, Calogero Nobile, Mariano Giuliano, Ranaldi, Maurizio Suarato e Del Balzo. Circa17 gli anni di reclusione richiesti, in totale, dal pm Cerullo al termine di un processo colossale con oltre 80 testimoni (tra quelli della difesa e quelli della pubblica accusa) e una complessa fase preliminare.

Le ipotesi accusatorie avevano mosso i loro passi dalla denuncia presentata al Nas di Latina da un anestesista secondo il quale i camici bianchi (medici intra-moenia) del “Pasquale Del Prete” avrebbero ‘dirottato’ i loro pazienti verso visite post operatorie eseguite nei loro studi privati anzichè in regime di pubblica assistenza. Poi un lungo periodo di intercettazioni, pedinamenti e appostamenti. La richiesta del gip, rigettata, di misure cautelari e l’apertura di un mastodontico processo. Chiuso ieri con una netta assoluzione.

Cartelle cliniche analizzate con grande cura dagli inquirenti

Importanti nelle corpose analisi delle difese le risultanze delle perizie effettuate dalla Procura sulle cartelle cliniche sequestrate dai militari del Nas di Latina: operazioni per deviazioni di setti nasali o per altre patologie avrebbero dunque trovato ampiamente riscontro nelle cartelle passate al setaccio con grande attenzione dai carabinieri delegati dalla Procura. A riprova della correttezza della condotta dei medici, anche la drastica riduzione dei tempi d’attesa per gli interventi che da circa 120 giorni erano stati portati a 30 giorni.

Le reazioni

«È stata la conferma delle nostre convinzioni». Una reazione corale, quella dei difensori degli imputati assolti ieri pomeriggio con formula piena dalle pesanti accuse. «Possiamo soltanto esprimere una forte soddisfazione, soprattutto per il nostro assistito» hanno commentato sinteticamente gli avvocati Paolo Marandola e Sandro Salera poco dopo la sentenza.

Stessa posizione quella assunta dall’avvocato Mariano Giuliano: «Era chiaro già da tempo. Ora la parola è passata al Tribunale che ha assolto tutti i coinvolti». «È il caso di dirlo. Ora giustizia è stata fatta. Non c’erano nè gli elementi psicologici nè quelli fattuali per poter reggere un’accusa del genere» ha quindi sottolineato l’avvocato Nobile.

«Abbiamo potuto lavorare in tutti questi anni con la stessa passione di sempre, nonostante le accuse e le sofferenze derivanti da tutto questo soltanto grazie alla stima e all’affetto dei nostri pazienti: nessuno ha fatto venir meno il sostegno vero che ci ha permesso di continuare con grande abnegazione» ha dichiarato, ancora in aula, uno dei medici coinvolti.

«È un evento che ha condizionato tutte le fasi della vita della mia assistita - ha poi aggiunto l’avvocato Borrea, difensore di una delle pazienti accusate di favoreggiamento - Molto spesso questi eventi incidono sulle vite delle persone che entrano nelle maglie della giustizia, anche loro malgrado, scandendo fasi delicate delle loro esistenze».

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