Volano gli stracci all'interno del Pd. E i toni si alzano fino alla volgarità. Ci sta pure, davanti a una sconfitta come quella di Frosinone, che nella foga del dibattito ci scappi anche qualche parolaccia. Ma sotto il profilo politico occorre capire se la zuffa sia semplicemente riconducibile alle debacle elettorali del capoluogo, di Sora e di Cassino, oppure se i focosi interventi siano stati da preludio ai paletti per le future leadership.

Le sberle più forti se le sono date Francesco De Angelis e Norberto Venturi. Ma non davanti alla platea della direzione provinciale. Il quarto d'ora di fuoco si è consumato nel piazzale antistante l'Hotel Memmina. E lì che il presidente dell'Asi, dopo aver atteso una settimana per replicare alle accuse mosse, si è sfogato contro chi, come il chirurgo, la volta scorsa aveva rimproverato i vertici del partito di non essersi impegnati abbastanza. De Angelis è arrivato fino a dire al segretario cittadino: «come caz … ti sei permesso di darmi del cortigiano». Insomma l'ex parlamentare europeo ha voluto vomitargli in faccia quel boccone amaro che non aveva digerito.

Presidente De Angelis, la direzione del partito democratico serviva per fare il punto sulla debacle alle amministrative di Frosinone. Qualcuno sostiene che la lista del Pd era piuttosto debole. Lei cosa ne pensa?
«Io penso che rispetto a cinque anni fa è mancato il protagonismo civico. Il Pd, infatti, non è stato in grado di costruire un'alleanza molto larga, in grado di puntare al governo della città. In altri tempi i Dem vincevano perché mandavano in frantumi la coalizione di centrodestra. Stavolta è successo il contrario: Ottaviani è stato capace di "scassare" il centrosinistra. Questa è la mia opinione».

Insomma perché perdete?
«Perdiamo perché non siamo più abili a raccogliere voti nei quartieri e nelle periferie della città. Ci sono zone che complessivamente contano ventimila cittadini e noi non ci siamo. È un problema molto serio».

Scusi se insisto. Ma come dice il proverbio "la lingua batte dove il dente duole". Chi avrebbe dovuto costruire questa lista vincente?
«Io penso che non sia semplicemente un problema di lista. Non bastano due mesi per vincere le elezioni. Serve un periodo lungo, almeno 5 anni. Inoltre occorre sempre mettere in campo un progetto politico, basato su proposte serie e capace di attrarre gli elettori. E poi costruire alleanze non solo politiche ma anche civiche per allargare lo schieramento».

Mi sembra che lei stia puntando il dito contro la segreteria cittadina...
«Ognuno deve portare sulle spalle il proprio livello di responsabilità. Se si vota a Paliano, risponde Paliano; se si vota ad Anagni risponde Anagni; se si vota a Frosinone, risponde Frosinone. Non si può ogni volta scaricare sulla federazione provinciale responsabilità che non le competono. Anche perché in questi cinque anni la sezione del capoluogo, giustamente, ha rivendicato la propria autonomia. Che le è stata data. Al punto in cui siamo occorre ricostruire. Per farlo abbiamo bisogno di tutti. E non delle beghe».

Tra i tutti c'è anche Michele Marini?
«Innanzitutto occorre lasciarsi alle spalle le discussioni e le divisioni di questi anni, costruendo un campo nuovo, aperto, più largo e più forte. Dobbiamo, una volta tanto, guardare al futuro. Se faremo così, in modo serio, allora torneremo a vincere».

Qualcuno chiede la testa di Simone Costanzo.
«Non è questa la soluzione. Chi pensa che cambiando il segretario provinciale risolviamo i problemi, sbaglia. Il punto è che registriamo sconfitte ovunque. Su dieci ballottaggi in provincia di Roma abbiamo perso dieci a zero. La debacle, come vede, non riguarda solamente il Frusinate».

Insomma nessuno salirà sulla ghigliottina.
«Noi, innanzitutto, dobbiamo evitare di imbarcare sulla nave vincente gli avversari di sempre. Che sono saliti a bordo quando andavamo di moda. Ricordo che davano pure lezioni e chiedevano la testa di tutti».

De Angelis, faccia i nomi
«Non serve farli».

Allora uno lo faccio io: Andrea Turriziani.
«Ripeto, non faccio nomi. Sono quelli che quando siamo passati di moda sono tornati nel centrodestra».

E sui socialisti nel Pd che dice?
«Dico che sono coerenti e hanno dato un contributo importante e prezioso al partito».

Con qualcuno, durante la direzione, i toni sono stati un po'accesi...
«Nel corso dei lavori c'è stata una discussione vera, vivace e animata da tanta passione. Le differenze politiche sono una ricchezza. Però bisogna fare attenzione ai linguaggi e ai toni: dire cortigiani e servi non fa bene alla nostra immagine».

Ma di che male soffrite?
«La sconfitta è evidente. Non si può nascondere. In questi anni, purtroppo, siamo stati troppo chiusi e presi da una discussione tutta interna. Bisogna, invece, tornare a parlare al Paese, affrontando i temi del lavoro, della sicurezza, dell'immigrazione e del futuro dei giovani».

Scusi, ma chi Governa? Non siete voi?
«Non basta avere il potere per vincere. In questa fase, a differenza di quanto accadeva nel passato, chi governa fatica molto a mantenere il consenso, anche a causa di una situazione storico-economica piuttosto difficile. La ricetta è quella di indire innanzitutto una conferenza programmatica, per riflettere sulle ragioni vere di questo risultato elettorale e sui motivi che hanno portato alla sconfitta. La verità è che quel 40 per cento registrato alle Europee non è stato un risultato del partito. È stata una vittoria esclusiva di Matteo Renzi. Dopo quel successo, basandoci sui quei numeri, siamo stati troppi presuntuosi. E invece adesso siamo tornati nella normalità. Il punto è che quando si ripiomba nella normalità, il centrodestra torna competitivo e vincente».

Ed ora cosa farete?
«Siccome, con ogni probabilità, voteremo con il sistema proporzionale, serve impegnarsi per costruire un grande Pd. Solo se saremo in grado di fare questo, arrivando primi, allora potremmo essere il punto di riferimento per gli altri. Se resteremo deboli, tutto sarà più difficile. Bisognerà, comunque, stare anche attenti a non tralasciare quello che potrà essere un programma condiviso, per poi costruire future alleanze».

E chi dà spallate per i posti al sole?
«Alle candidature ci penseremo al momento opportuno. Credo che ci sarà spazio per tutti. Ricordo che il campo è molto largo: oltre a Camera e Senato ci sono pure le regionali. Non è tempo di posti al sole. Magari a Ferragosto sì perché bisognerà andare al mare. Siccome non si vota d'estate ma a febbraio, posti al sole non ci saranno più. E chi vuole la "sdraio" dovrà correre più degli altri».