Il giornale di oggi

abbonati

sfoglia

Mercoledì 07 Dicembre 2016

Meteo Frosinone









La Nexter di Colleferro
0

Produzione di armi, torna l'allarme ad Anagni e Colleferro

Provincia

Le armi sono per sempre? Viene da chiederselo rispetto a quanto sta accadendo a Colleferro e in particolare con la produzione della Nexter, l’azienda di Stato francese che nel 2014 ha rilevato gli insediamenti della fu BPD dalla multinazionale Simmel Difesa. La cessione coinvolge tanto le attività produttive di Colleferro quanto quelle di dismissione di armamenti di Anagni, insieme al distaccamento della ex BPD di Ceccano. 

L’associazione Retuvasa, sfogliando il catalogo dell’industria d’oltralpe, ha scoperto che a Colleferro vengono prodotti «i sempiterni razzi da 122mm Firos 30 e dei proiettili da artiglieria da 155mm, utilizzati illegalmente anche come vettori di armi chimiche, in possesso di molte nazioni attualmente in guerra civile o impegnate in conflitti esterni, come l’Iraq, la Libia, la Siria e l’Arabia Saudita. E non va dimenticato il rischio sempre più concreto che tecnologie del genere finiscano in mano al terrorismo internazionale, magari ricadendoci addosso...». 

La secolare tradizione bellica del distretto industriale dei Colleferro continua ad essere di attualità, ancora più strettissima se si tengono presenti i conflitti in Medioriente, alimentati da queste armi; i rischi legati all’allarme terrorismo e le ricadute ambientali in un’area, peraltro, che rientra nel Sito d’interesse nazionale “Valle del Sacco”. 

Fatti che, secondo Retuvasa, impongono una riflessione: «Molti credono ancor oggi che lo sviluppo di Colleferro debba essere molto grato alla produzione bellica e che se le armi, in particolare quelle più sporche, fossero state prodotte altrove in Italia sarebbero arrivate ugualmente a destinazione. Non pochi, per fortuna, ribattono che non è mai giustificabile scambiare il posto di lavoro con il sangue di altri popoli, tacendo tra l’altro dei problemi ambientali apportati dall’industria bellica al nostro territorio». 

Una riflessione che impone di mantenere alta guardia, come fatto in passato: «È essenziale continuare a far crescere una memoria storica robusta, critica e consapevole, aggiornandola continuamente e cercando di sviluppare l’identità di città del Disarmo. Intendiamo mantenere viva l’attenzione su queste tematiche e sollecitare nuovi filoni di ricerca, proponendo a studiosi e attivisti di sviscerare i risvolti storici, occupazionali e sociali delle aziende che hanno lasciato segni dolorosi e negativi nel nostro passato e che continuano a rischiare di inquinare eticamente e ambientalmente il nostro futuro».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400