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Luciano Fontana

Il direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana

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"La Ciociaria ce la può fare". Parola del direttore del Corsera Fontana

Frosinone

Montanelli, Calvino, Pirandello, D’Annunzio, Einaudi: sono tra i nomi più rappresentativi che hanno fatto la storia del Corriere delle Sera, il più nobile ed importante dei quotidiani italiani. Un giornale al cui vertice, il 1° maggio scorso, è arrivato un frusinate doc di 57 anni che risponde al nome di Luciano Fontana. Lo abbiamo incontrato alla presentazione del libro di Maurizio Federico “Frosinone alla fine dell’Ottocento”

Cosa significa essere direttore del Corriere della Sera?
«È un grande orgoglio e al tempo stesso una grande responsabilità. È il coronamento di un percorso professionale iniziato trent’anni fa. Penso di aver realizzato il sogno di ogni giornalista. Dietro la soddisfazione personale, c’è, però, anche la responsabilità di un ruolo molto pesante. Il Corriere della Sera ha milioni di lettori e nel corso dei decenni si è accreditato per la sua autorevolezza e per la sua capacità di saper raccontare i fatti con oggettività e terzietà. Ci sono una storia e un prestigio da confermare e da aumentare».

Oltre ovviamente alle capacità professionali, cosa occorre per arrivare al vertice di un giornale così importante? Qual è il segreto di un successo del genere?
«Non c’è nessuna ricetta particolare. Soltanto tenacia, una giusta dose di ambizione, convinzione nei propri mezzi e capacità di non abbattersi davanti alle difficoltà. E poi ci vuole cuore nelle cose che si fanno. Tutto ciò costituisce un mix che consente di ottenere i successi in ogni campo della vita, non solo professionale».

Dal suo osservatorio privilegiato e speciale come vede la Ciociaria?
«La provincia di Frosinone è un po’ lo specchio del Paese. Un territorio con delle grandi potenzialità parzialmente inespresse. Come molte altre aree dell’Italia ha vissuto delle difficoltà, ma non bisogna mai disperare, perché la svolta può essere davvero dietro l’angolo. Il territorio ha le risorse, soprattutto umane, e le energie per tirarsi fuori da una situazione di difficoltà».

E per l’Italia la soluzione giusta quale può essere?
«Il momento di maggiore sofferenza mi sembra superato e il motore del Paese, sebbene ancora non al giusto regime, ha ripreso a girare. Per la svolta definitiva mancano ancora delle riforme importanti; la tassazione va resa meno pesante per agevolare la ripresa economica e per creare un circuito virtuoso che porti il Paese a creare ricchezza e poi vanno eliminate quelle sacche di spreco e quell’incapacità, che spesso emerge, di non saper spendere i soldi nella maniera giusta».

Il mondo dell’informazione è un settore in sofferenza. Quali sono le prospettive?
«Le dinamiche che regolano il mondo dell’informazione sono complicate da capire e da gestire. L’unica soluzione che mi sembra praticabile è quella di intuire come l’informazione di qualità possa essere distribuita nel modo giusto su tutte le piattaforme. È importante capire come innovare, esplorare, cercare nuove forme per attirare lettori».

Esiste un futuro ancora per la carta stampata?
«Certamente. L’informazione di qualità avrà sempre vita. Si tratterà di trovare il giusto equilibrio con gli altri strumenti. La strada è sicuramente più in salita e occorrono maggiori professionalità, capacità e competenze».

Un ultimo pensiero per Frosinone
«È la mia città. Qui ho tanti affetti familiari ed amici ed è il posto in cui ho vissuto fino a 18 anni. Ha sempre un posto speciale nel mio cuore».

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