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Lunedì 05 Dicembre 2016

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26enne ghanese arrestato: sul cellulare aveva i video del jihad
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26enne ghanese arrestato: sul cellulare aveva i video del jihad

Cassino

Due, forse tre video inneggianti alla guerra santa. Sono questi gli elementi al vaglio della polizia che ha fatto scattare le manette ai polsi di un ventiseienne di origini ghanesi, residente a Cassino. L’accusa nei confronti del ghanese è quella di detenzione di materiale pedopornografico ma a pesare e non poco - almeno a livello investigativo - sono quei video scaricati sul suo smartphone che porterebbero gli inquirenti in una direzione precisa.

L’attenzione degli uomini del questore Santarelli, soprattutto in materia di antiterrorismo, non viene mai meno. «Nessun allarmismo inutile. Ma l’attenzione resta alta e i controlli sono stati ampiamente rafforzati da tutte le forze dell’ordine, senza perdere di vista l’obiettivo» ha rimarcato il questore Santarelli dopo la convalida dell’arresto. La misura, infatti, è stata convalidata giovedì in serata, come confermato anche dal procuratore capo di Cassino D’Emmanuele. Il giudice cassinate - dichiarandosi incompetente - ha poi rimesso gli atti alla Dda di Roma. Ora è da stabilire quali contatti possa avere avuto il ventiseienne con ambienti ritenuti pericolosi o se persone legate agli stessi possano far parte del tessuto sociale di Cassino, ben inserite nella società civile. Come pure dovrà essere stabilito se il giovane possa aver usato o meno quei video per fare propaganda, caso in cui - ovviamente - cambierebbe anche il profilo indiziario a suo carico.

Interrogati, ma estranei alla vicenda, i giovani connazionali che dividevano con lui l’apparta - mento. Il rinvenimento del materiale pedopornografico nonché i video legati al jihad sul telefonino del ventiseienne (a Cassino con regolare permesso di soggiorno) da parte della Digos di Frosinone e degli agenti del Commissariato di Cassino, coordinati dal vice questore Rapetti, non è certamente casuale. L’intensificarsi delle perquisizioni e delle ispezioni in tutto il territorio, fuori e dentro gli ambienti islamici, rappresenta solo la punta di un iceberg in materia di prevenzione. Operazioni sotto traccia, continue e ben strutturate nella terra di San Benedetto dove Montecassino resta uno degli obiettivi sensibili da monitorare.

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