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Serena come Yara: test del Dna su tutti gli uomini del paese
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Serena come Yara: test del Dna su tutti gli uomini del paese

Arce

Cercare nei dna di cugini, nipoti,zii, fratelli o padri, per arrivare a individuare l’assassino di Serena facendo una mappa genetica di tutti gli arcesi, o quantomeno, dei soggetti maschi di Arce. Questa è una delle indicazioni che il pool di consulenti di Guglielmo Mollicone, padre di Serena, chiederà al giudice del tribunale di Cassino oltre, ovviamente, a rigettare la richiesta di archiviazione avanzata dalla procura.

La fase è delicata. In gioco potrebbe esservi la pietra tombale sulla possibilità di scoprire i responsabili, pare ormai sia certo fossero più di uno, dell’omicidio della diciottenne di Arce avvenuto nel giugno del 2001. Il 7 gennaio del prossimo anno, il gip del tribunale cassinate è chiamato a decidere sulla richiesta di archiviazione dell’indagine sulle 7 persone note, e l’indagine su ignoti che viaggia parallela, portata avanti dalla procura. La conferenza stampa di ieri si è svolta a Roma, nella sala convegni dell’Hotel Jolly Midas e al tavolo, al fianco di Guglielmo e il fratello Antonio Mollicone, c’erano l’avvocato Davide De Santis che da anni assiste Guglielmo, la psicologa investigativa Laura Volpini e un espertissimo delle indagini di polizia scientifica, il generale Luciano Garofano, un nome legato a indagini che fecero grandi il Ris di Parma. La mappatura del dna di una intera comunità non costituisce certamente una novità in indagini per risalire agli autori di efferati omicidi.

I precedenti
Oggi viene in mente l’episodio di Yara Gambirasio dove però vi è ancora un processo in corso, ma come dimenticare l’episodio di Dobiaco, in cui si risalì all’assassino di Annamaria Fronthaler, 74 anni, uccisa a calci e pugni da un diciannovenne. Si arrivò a lui proprio comparando le tracce genetiche ritrovate sulla scena del crimine con quelle di una intera comunità. Non si arrivò direttamente all’assassino, ma si arrivò al padre ignaro delle malefatte del figlio. «Ecco –ha detto Garofano - così come Dobiaco si prestò a quella verifica perché tutti volevano scoprire chi avesse ucciso la concittadina, alla stessa maniera Arce dovrebbefareper tentaredifareluce su chi ha tolto la vita alla diciottenne». Ilpresuppostoèche a14annida quell’omicidio, la speranza di risalireai responsabilidiquel delittoè appesa al lumicino ma nessuno deve arrendersi. Nonlo fa Guglielmo non lo dovrebbe fare la giustizia. Due tracce di dna ben precise tratte dalnastro con il qualeil corpo di Serena è stato immobilizzato a caviglie e polsi.

«Le tracce - ha sottolineato Garofano – sono assolutamente buone perché non sono sulla parte liscia, ma su quella adesiva. Si tratta di due profili genetici, il 15D e il 18F, appartenenti a due ceppi familiari diversi». L’esempio di Dobiaco fa ben sperare ed è su quell’esempio oltre che su Brembate che si fondano le radici di questa richiesta. «La mappatura del Dna può essere fatta a tutti i soggetti maschi del comprensorio sia su linea materna che paterna. Ciò permetterebbe di arrivare se non alla persona che ha commesso il fatto, a un suo parente o comunque al suo ceppo familiare. Se anche l’as - sassino fosse fuori Arce e non si sottoponesse alla verifica, potremmo comunque individuarlo percorrendoirami dellasuafamiglia. A quel punto le impronte digitali raccolte sulla scena del crimine farebbero il resto».

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