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Genitori a processo per accattonaggio: avrebbero costretto la figlia non vedente all'elemosina

Il Tribunale di Cassino

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Genitori a processo per accattonaggio: avrebbero costretto la figlia non vedente all'elemosina

Cassinate

Genitori a processo per accattonaggio. Secondo le pesanti accuse, la coppia avrebbe costretto la loro figlia minorenne e non vedente in strada. Spinta a chiedere l’elemosina insieme a una donna rumena.

La storia, finita ieri in Tribunale con l’apertura di un processo che si preannuncia già in prima battuta molto complesso, vede coinvolto un intero nucleo familiare. Una vicenda difficile anche soltanto da raccontare dove la madre, stando sempre alle accuse, avrebbe persino sottratto la pensione di invalidità a sua figlia costringendola a una vita di stenti. Il padre, finito anche lui nella vicenda, non avrebbe fatto nulla per tutelarla.

Le indagini risalgono a circa due anni fa. Secondo gli inquirenti la madre della parte offesa, che ieri a sorpresa ha deciso di costituirsi parte civile attraverso un procuratore legale, si sarebbe resa responsabile in più occasioni di pesanti maltrattamenti, sottraendosi al dovere genitoriale di prestare le dovute cure. In particolare, stando sempre a quanto accertato dagli inquirenti, la donna avrebbe costretto la ragazzina (ancora minorenne) all’accattonaggio, soprattutto dopo la separazione con suo marito. La minorenne sarebbe stata quindi obbligata a mendicare in diverse località del Cassinate.

Il padre, invece, si sarebbe disinteressato alle adeguate cure della ragazzina rendendosi inoltre responsabile anche della mancata corresponsione dell’assegno familiare. Una storia drammatica, dove il compito di rappresentare la coppia - affidato ai legali Sandro D’Anella e Giuseppe Mastronardi (ieri sostituito in udienza dall’avvocato Antonella Ricci) appare ancora più arduo di quanto si possa pensare. Ma gli imputati sono pronti a dimostrare che le pesanti accuse a loro carico sono del tutto infondate. E lo faranno, carte alla mano, andando fino in fondo. Dopo l’apertura del processo davanti alla dottoressa Barbara Del Pizzo e l’ammissione delle prove, l’udienza è stata rinviata per ascoltare in maniera protetta (secondo le modalità previste dalla legge per tutelare la minore) la vittima che ora vive con i nonni.

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