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Scandalo aeroporto: chiusa l'inchiesta Indagati Scalia, Picano, D'Amico, Minotti
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Scandalo aeroporto: chiusa l'inchiesta
Indagati Scalia, Picano, D'Amico, Minotti

Frosinone

La procura chiude il cerchio delle indagini sulle spese pazze dell’aeroporto di Frosinone. Nei giorni scorsi sono stati notificati gli avvisi di chiusa inchiesta nei confronti dei tre presidenti che si sono succeduti e dell’ex direttore alla guida della Società Aeroporto Frosinone spa messa in liquidazione alla fine dello scorso anno.

Gli indagati
In particolare gli indagati sono: il senatore Francesco Scalia, Giacomo D’Amico, Gabriele Picano e Alessandro Minotti, attualmente consigliere comunale di Fiuggi, che ha ricoperto il ruolo di direttore generale. A tutti viene contestato il reato di peculato in concorso. Complessivamente la somma che sarebbe stata spesa indebitamente, secondo quanto contesta la procura, è pari a 3.253.842 euro.

La tesi dell’accusa
Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Adolfo Coletta, sono state condotte dalla Digos. La tesi dell’accusa si fonda sull’assunto che il progetto dell’aeroporto, almeno dal 2006, fosse chiaramente irrealizzabile. Scrive il sostituto Coletta nell’avviso di chiusa inchiesta: gli indagati erano tutti ormai consapevoli che «la società Adf spa non era più legittimata ad agire quale gestore aeroportuale, quantomeno a seguito della espressa comunicazione del Ministero dei Trasporti e consapevoli dei rapporti negativi dell’Enac che con ben cinque studi e pareri aveva ripetutamente evidenziato, dal novembre 2006 al maggio 2007, tutte le criticità che non avrebbero mai potuto consentire la realizzazione dell’aeroporto commerciale di Frosinone». Nonostante questo, prosegue la procura, «si appropriavano di denaro pubblico erogato dalla Provincia di Frosinone e lo destinavano ad alimentare la improduttiva operatività della società sostenendo rilevanti costi afferenti, fra l’altro, all’aumento del capitale sociale della stessa Adf spa, alle remunerazione di sé medesimi, dei membri dei consigli di amministrazione, dei membri dei collegi sindacali, dei dipendenti, di inutili consulenti, di progettisti».

Convegni, sponsor e viaggi
Non solo. Nella lista, prosegue il sostituto Coletta, ci sono «rilevanti spese di viaggio, all’elargizione di spese di sponsorizzazioni di eventi e per pagamento spese di convegni e spese di rappresentanza non utili al perseguimento dei fini sociali e comunque non inerenti l’oggetto sociale, senza realizzare un solo euro di valore produttivo nella gestione della società».

Il conto del danno
Come detto la somma complessiva oggetto del peculato contestato dalla procura di Frosinone è pari a 3.253.842 euro. Gli investigatori hanno poi ripartito tale cifra spesa corrispondente al periodo di presidenza dei singoli indagati: 2.172.501 euro durante la presidenza Scalia dal 2003 al 2009; nel periodo D’Amico, dall’aprile 2009 al luglio 2010, la spesa è stata pari a 478.096 euro; durante la presidenza Picano dal novembre 2010 al febbraio 2013, la somma contestata ammonta a 603.245 euro. Per quasi tutto il periodo finito all’esame della Digos, ed in particolare dal 2005 al 2012, Minotti è stato direttore generale.

Spese pazze
L’avviso di chiusa inchiesta firmato dal sostituto procuratore Coletta si compone principalmente delle spese sostenute dalla società Aeroporto. Una lista lunga 74 pagine, dai compensi alle spese di gestione, ai convegni arrivati costati circa 30.000 euro (compresa una penna Mont Blanc da 400 euro donato a uno dei relatori), e poi viaggi in Irlanda, Albania, consulenze, acquisto di materiale per ufficio (una poltrona d’ufficio girevole da 600 euro).

Responsabilità
Peserà sui singoli indagati il periodo di presidenza o direzione della società. Meno di un anno è durata quella di D’Amico e circa due anni e mezzo quella di Picano. Quest’ultimo, tra l’altro, proprio in qualità di presidente, sollevò il problema delle spese ritenute da lui non giustificabili con l’attività della società.

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