Il giornale di oggi

abbonati

sfoglia

Venerdì 09 Dicembre 2016

Meteo Frosinone









Un libro verità scritto da dom Pietro
0

Tutti a caccia di dom Pietro
Le tracce portano a Londra

Cassino

Dove si nasconde Pietro Vittorelli? È un vero rompicapo. Nessuno lo sa. Oppure fa finta di non sapere. Strano. Fino a poche settimane fa partecipava a convegni e a cene con politici e imprenditori. Ma ora che i riflettori della giustizia si sono accesi, lui è finito in un cono d’ombra. C’è chi sostiene che si sia rifugiato nella sua amata Londra. Nel posto in cui, molte volte, ha trascorso le giornate in lussuosissimi hotel; dove amava fare shopping; dove cenava in ristoranti da 700 euro.

Lungo è l’elenco delle spese. A iniziare da una vacanza, nell’aprile del 2014, quando alloggia al Capital, cinque stelle lusso e spende 524 euro. C’era stato due settimane prima e aveva pagato 630 euro. Da capogiro anche il conto della cena al ristorante per super vip, il “Sushi Samba”: 690 euro. Precedentemente, nel giugno del 2013, aveva preferito dormire al Corinthia, dove pagò una cifra stratosferica: 7.314 euro. La cena, in quell’occasione, al Caviar di Piccadilly, costò 719 euro. Conferme ufficiali che si trovi oltremanica non ce ne sono. Il suo telefono squilla ma Dom non risponde. E c’è pure chi ha provato a bussare nelle sue case romane di via Alberto da Giussano o di via Teodoro Mayer. Così come in quelle di San Vittore del Lazio, pur di strappargli una parola. Magari anche per concedergli la possibilità di fornire la sua versione dei fatti.

Giallo fitto anche sull’avvocato difensore. Nulla di nulla. Come se l’ex abate avesse scelto veramente il silenzio che la vita monastica impone a chi sa di aver peccato. Vittorelli è una sorta di primula rossa. A ospitarlo, secondo i ben informati, è un potente vescovo della Chiesa Anglicana. L’alto prelato britannico, a quanto pare, ha un legame d’acciaio con Dom: un’amicizia nata proprio grazie a quella tela di ragno che l’ex abate ha tessuto negli anni. Quando, grazie al ruolo che rivestiva, è riuscito a intrecciare rapporti con imprenditori canadesi, ai quali ha fatto sborsare cifre da capogiro per restaurare il refettorio di Montecassino, in occasione della visita di Papa Ratzinger nella città martire. Ma anche amicizie profonde con politici di altissimo livello e, appunto, esponenti di altre confessioni religiose. L’obiettivo di quel suo modus operandi ora appare piuttosto chiaro: tessere una sorta di ragnatela finalizzata a creare una potente lobby affaristica internazionale. E a tal proposito, secondo il quotidiano La Stampa, in questo ore l’ex abate avrebbe minacciato di raccontare la sua verità in un libro bomba.

Ma ora è introvabile. Tanto che gli investigatori della Guardia Finanza non sono riusciti nemmeno a consegnargli direttamente il decreto di sequestro relativo ai conti bancari e alle sue abitazioni. Gli uomini della polizia tributaria sono dovuti andare fino a Milano, dove hanno rintracciato il fratello Massimo, il quale avrebbe riferito che il fratello si trova nel Regno Unito. Dom Pietro, a quanto pare, è “protetto” dal fumo di Londra. Vive e si aggira tra quelle strade nebbiose che fanno tornare alla mente un romanzo di Stevenson. Allora non resta che seguire il dottor Jekyll per trovare anche mister Hyde.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400