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Domenica 11 Dicembre 2016

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Case di lusso, record negativo Gli immobili tutti economici
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Case di lusso, record negativo
Gli immobili tutti economici

Frosinone

Garantiscono alle casse dei Comuni oltre 90 milioni di euro all’anno. Sono gli immobili di lusso, autentica manna dal cielo per le amministrazioni locali quando si parla di Imu. A monitorare il numero e la ripartizione geografica delle abitazioni signorili, come anche di ville e castelli è l’ufficio studi della Cgia, l’associazione degli artigiani di Mestre. In provincia di Frosinone risultano appena cento abitazioni a “cinque stelle”.

Si tratta, e non potrebbe essere diversamente, di uno dei valori più bassi in Italia. Tanto che, se si considera il numero di abitazioni di lusso ogni diecimila abitazioni, la Ciociaria, con 3,7 rimane una delle ultime province d’Italia. Con un indice inferiore ci sono, infatti, soltanto altre undici realtà tra cui Salerno, Cosenza, Foggia, Cagliari, Sondrio e le ultime tre in assoluto, Nuoro, Oristano e Potenza. Messi a confronto i numeri di Frosinone con quelli delle altre province emergono diverse incongruenze e ciò fa pensare che, in realtà, in provincia esistano molte abitazioni di pregio in più rispetto a quelle ufficialmente censite. Fa specie, infatti, che a Rieti gli immobili di lusso siano otto volte superiori (826). Anche a Viterbo le case di lusso sono molte di più che nel Frusinate, 418, così come a Latina che sono 301.

L’importanza di queste case ai fini del pagamento dell’Imu e della Tasi è notevole: nel Lazio stiamo parlando di un tesoretto da 12 milioni di euro. Va considerato che, in tutta Italia, sono appena 16 le province dove il numero degli immobili di pregio è inferiore a quota cento. Il tema della tassazione sugli immobili di pregio è più attuale che mai. Il governo, infatti, deve valutare se mantenere o meno l’Imu. Da quanto emerso dal dibattito politico andato in scena negli ultimi tempi l’imposta dovrebbe rimanere per le categorie catastali A1 (abitazioni di tipo signorile), A8 (ville) e A9 (castelli, palazzi storici o di pregio).

La differenza non è da poco. Mentre l’abolizione dell’Imu sulle case normali dovrebbe incidere, in media, per duecento euro, il risparmio a non pagare l’Imu su case extra lusso sarebbe almeno dieci volte maggiore. Tornando alla classifica redatta dalla Cgia di Mestre, la capitale d’Italia delle case di lusso è Firenze con 6.488 e un indice di 1267,6 ogni diecimila immobili. A seguire la provincia di Genova con 6.175 abitazioni e un indice di 11,6. Sul gradino più basso del podio si issa Trieste con i suoi 1.224 appartamenti di pregio e un indice di 85,8. In valori assoluti sono invece le città più grandi a presentare il maggior numero di ville, castelli e affini. E quindi dopo Firenze, che si conferma prima anche in questa categoria, ci sono Genova, Milano, Roma, Torino, Napoli e Varese.

Il problema di fondo è che, molti immobili sono catalogati in peggio on in meglio (a seconda dei punti di vista). Ovvero risultano appartenere a una categoria più bassa, proprio per pagare meno tasse. Tante abitazioni di pregio sarebbero così nascoste tra la miriadi di case economiche e perfino popolari. Non a caso da questa esigenza nasceva la riforma, al momento abortita, del catasto. L’obiettivo era rivedere al rialzo le rendite catastali. Il rischio, soprattutto per chi abita in una casa popolare nel centro storico era di vedersi salassato. Per ora non se n’è fatto nulla, ma l’obiettivo di cambiare il sistema di catalogazione degli immobili resta. Entro il 2019 si punta a un nuovo algoritmo. Che tenga conto anche di altri fattori, dal numero di servizi all’affaccio, all’ascensore, al piano e che, al contrario non consideri più i metri quadrati ma il numero di vani. In più non avremo categorie come A2, A3, A4 ma solo O e S, ovvero immobili ordinari e speciali (quelli pubblici e commerciali).

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