Un morto, un arresto e due famiglie, per ragioni opposte, distrutte, non sono bastati. La tragedia avvenuta oltre un mese a Ferentino, che è costata la vita ad un cacciatore del posto, non ha insegnato nulla. C’è chi ancora continua a scambiare la caccia al cinghiale come una forma di guerra in spregio della legge, del rispetto degli animali e della pubblica incolumità.
È quanto emerge dall’operazione antibracconaggio degli uomini della Polizia provinciale di Frosinone comandati da Massimo Belli in località selva di Arce. Gli agenti del distaccamento di Cassino coordinati dal tenente Pietro D'Aguanno, a seguito di una segnalazione di una squadra di caccia al cinghiale denominata “I dragoni'”, sono intervenuti nella zona che costeggia la provinciale Civita farnese. Attaccato ad un albero c’era un ordigno di fabbricazione artigianale simile a quello che ha ucciso il cacciatore a Ferentino.

(Servizio sull'edizione di domani 25 ottobre)