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Giovedì 08 Dicembre 2016

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"Le istituzioni facciano di più"Il monito dell'Ordine dei Geologi

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"Le istituzioni facciano di più"
Il monito dell'Ordine dei Geologi

Frosinone e provincia

«L'ondata di maltempo che ha colpito due giorni il Lazio, in particolare la Valle dell'Aniene, il territorio metropolitano a sud di Roma e la Ciociaria, non è stata delle più intense, ma sicuramente ha fatto più danni di analoghi eventi verificatisi in un passato non troppo lontano. E questo accade perché, passata l'emergenza, si riprende a costruire come sempre, senza considerare che l'impermeabilizzazione del suolo e le canalizzazioni che prevede ogni espansione urbanistica, non fanno altro che accrescere il quantitativo d'acqua da smaltire, sempre negli stessi corsi d'acqua, che a volte presentano anche restringimenti dovuti a costruzioni, rifiuti o vegetazione».

I danni e i disagi causati dalle abbondanti piogge di questi giorni non hanno lasciato indifferenti i geologi del Lazio che hanno voluto denunciare la cattiva gestione del territorio da parte delle istituzioni e la mancata preparazione delle comunità nei riguardi del rischio idrogeologico. «Le aree che si sono allagate a Tivoli - ha detto il presidente dei Geologi Lazio, Roberto Troncarelli - sono per lo più le stesse che si erano allagate nel 2008 e per le quali non solo la pubblica amministrazione non aveva fatto nulla, ma neanche i cittadini erano stati stimolati a prendere delle iniziative di “autoprotezione”. Si è continuato, dunque,a costruire e a pianificare con scelte discutibili, che hanno comportato un’antropizzazione in spregio a ogni regola di buonsenso».

«Tante, dunque, le inottemperanze della pubblica amministrazione- continua Troncarelli - sul dissesto idrogeologico e sulla tutela del territorio. La Pubblica amministrazione ancora troppo impegnata ad affrontare le emergenze del momento con soluzioni tampone, piuttosto che a mettere nero su bianco misure atte alla prevenzione del dissesto. Con costi sociali abnormi».

Lo scenario non sembra, però, tutto a tinte fosche. E una luce sembra intravvedersi in fondo al tunnel: «Siamo ancora a un stato embrionale ma devo ammettere, e lo faccio con piacere,che le istituzioni iniziano a ravvedersi: sempre più spesso, infatti, gli enti locali ci rendono preventivamente partecipi nei processi di pianificazione territoriale. Anche dal governo nazionale stanno partendo politiche certamente più mirate e destinate a imporsi sul lungo periodo: un esempio virtuoso, in questo senso, è il recente provvedimento del Governo, che destinerebbe risorse ai comuni per interventi contro l’abusivismo edilizio. Si tratta di un altro aspetto decisivo nella lotta al dissesto idrogeologico. Speriamo non rimanga una goccia nell’oceano dell’inefficienza amministrativa».

«Ormai siamo passati dalle calamità naturali alle calamità artificiali- dice anche Tiziana Guida, segretario dell'Ordine dei Geologi del Lazio – perché se, a parità di intensità di evento,i danni sono maggiori, vuol dire che le modifiche, che l'uomo ha apportato al territorio, incrementano la potenza del fenomeno naturale».

«Altro punto focale per la tutela del territorio è poi la consapevolezza da parte della collettività dei rischi idrogeologici, ancora troppo carente - rilancia Troncarelli-, soprattutto se si considera che nella Regione Lazio 372comuni, il 98% del totale, presentano almeno un'area a rischio di frana o di esondazione, in cui è a repentaglio la vita umana e più di 350mila cittadini vivono in aree potenzialmente a rischio idrogeologico».

«Occorre creare un'opinione pubblica informata partendo purtroppo da zero - conclude Tiziana Guida - se ancora assistiamo a cittadini che con il loro comportamento mettono a repentaglio, quando addirittura non perdono, la vita. La cittadinanza deve sapere che con il cambiamento climatico la loro vita non è più la stessa, ma non solo. Anche il territorio cambia e quindi cambiano i rischi, e zone che prima non erano a rischio, magari ora lo sono diventate. Dall'altra parte chi ha la responsabilità della gestione del territorio non può più sperare di farla franca chiudendo un occhio sull'abusivismo edilizio o sull'occupazione delle golene dei fiumi. I fenomeni meteorologici estremi, diventati più frequenti, capiteranno sempre più spesso su un territorio che è sempre meno adatto a smaltirli. E dunque bisogna attrezzarsi per affrontarli».

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