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Venerdì 09 Dicembre 2016

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Dissesto idrogeologico, la Ciociaria area più a rischio del Lazio
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Dissesto idrogeologico, la Ciociaria
area più a rischio del Lazio

Frosinone e provincia

Un territorio che scivola sempre più in basso. E che segue l’andamento delle tante frane che lo stanno aggredendo. Quella di Frosinone è la provincia del Lazio più a rischio dal punto di vista del dissesto idrogeologico.

Numeri impressionanti quelli della Ciociaria: sono 497 gli ettari a rischio. Basti pensare che in provincia di Roma sono 277, a Viterbo 195, a Latina 191 e a Rieti 149. La punta dell’iceberg sono le frane del viadotto Biondi nel capoluogo e del lungoliri a Pontecorvo. Ma ci sono tantissime altre situazioni a rischio, molte delle quali dentro le città o lungo gli alvei dei corsi d’acqua. Va detto che la situazione di Frosinone è comune alle altre realtà regionali se si considera che nel Lazio, secondo dai elaborati da Legambiente, il 98,4% dei Comuni è a rischio dissesto. Tuttavia, va precisato, solo il 7,6% del territorio è alto rischio di cui il 2,6% ricade in aree alluvionabili e il 5% in aree franabili.

Inevitabilmente sotto accusa finiscono l’urbanizzazione selvaggia, che negli anni non ha tenuto per nulla conto delle criticità del territorio, come pure la scarsa manutenzione. Se poi si aggiungono le risorse sempre più esigue elargite ai Comuni per la difesa del suolo, il dato è completo. Dunque l’accusa maggiore è per la scarsa prevenzione effettuata negli ultimi anni.

«Che la provincia di Frosinone sia quella a più rischio nel Lazio è noto, è un dato censito - spiega Francesco Raffa, presidente provinciale di Legambiente - Ci sono molte aree con frane attive che da un momento all’altro potrebbero produrre danni. Servirebbero grandi fondi per finanziare interventi di recupero, ma questi non sono stati messi a disposizione». Ma non solo. «Frosinone è una provincia altamente a rischio per l’uso dissennato del territorio fatto nei decenni - continua Raffa - Abbiamo insediamenti edilizi di tipo polverizzato. con i fronti delle colline tagliuzzati senza alcun tipo di controllo geologico».

È la manutenzione a fare acqua da tutte le parti. «Gli alvei dei fiumi non hanno manutenzione - seguita l’esponente ambientalista - i fiumi sono occlusi. Molto spesso ci sono anche edifici a ridosso immediato delle sponde, il che è una cosa gravissima. dal punto di vista del rischio potenziale sono quelli che preoccupano di più».

Il problema è che i fondi non arrivano. «Qualche anno fa la Provincia ha fatto una mappatura delle aree a rischio che ha inviato alla Regione - conclude Raffa - Sembrava che i fondi fossero disponibili, ma è rimato tutto lettera morta».

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