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Martedì 06 Dicembre 2016

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L'antiusura sfrattata dal Comune Il caso paradossale

Il presidente Vacca con i faldoni recuperati nell'edificio

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L'antiusura sfrattata dal Comune
Il caso paradossale

Cassino

«Italia sì, Italia no. Italia bum. La strage è impunita». Se dovessimo immaginare una colonna sonora per raccontare quanto accaduto allo sportello antiusura di Cassino che improvvisamente è stato messo alla porta dal Comune non potrebbe esserci altra canzone che la “Terra dei cachi” cantata a Sanremo nel ‘96 da Elio e le Storie tese: un racconto amaro e paradossale di un’Italia contraddittoria. E proprio nella terra di confine, territorio cerniera tra il tessuto sano e gli appetiti di una delle organizzazioni criminali più invasive e potenti al mondo, che di questa legalità si è fatta baluardo attraverso una serrata battaglia che ha permesso di salvare il tribunale, l’associazione antiusura è stata sfrattata. E senza una formale spiegazione.

Da lunedì il presidente Bruno Vacca e i suoi collaboratori che a titolo gratuito assistono le vittime di usura e estorsione potendo contare su un ufficio messo a disposizione dal Comune (in base a una convenzione) sono stati messi alla porta. Un vero e proprio paradosso che di certo non impedirà la prosecuzione dell’assistenza (che potrebbe ora proseguire a casa del presidente o con una sorta di unità di strada), ma che di certo lascia l’amaro in bocca.

«Non sappiamo il perché di questa scelta che va a penalizzare direttamente le vittime. Parlo di quei trenta casi, parte dei quali non ancora risolti, oltre a quelli del 2015 - ha commentato Vacca, presidente dell’associazione Terra di Lavoro per la Legalità che gestisce lo sportello antiusura -Abbiamo trovato del personale comunale nella nostra sede. Cosa singolare di cui, come ci è stato riferito, anche il sindaco si sarebbe stupito. Ma ad oggi non abbiamo ricevuto comunicazioni. Il fatto grave è che nel nostro ufficio ci sono dati sensibili di persone che hanno denunciato usura ed estorsione e proprio ieri è stato trovato aperto anche un cassetto la cui chiave era nascosta in un posto “sicuro”: dietro al crocifisso. Io spero che nessuno abbia dato un’occhiata a queste pratiche». Si attendono ora risposte da parte dell’amministrazione e, si spera, scuse anche alle vittime. «Ad oggi a me non sono stati dati chiarimenti sulla questione - ha concluso Vacca - spero in una rapida e reale soluzione».

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