Oltre 7 italiani su 10 provano paura per un possibile attacco terroristico in Italia. Lombardia e Lazio si confermano le aree a maggior rischio di potenziale infiltrazione terroristica. È quanto emerge dall’Italian Terrorism Infiltration Index 2016 ideato dall’Istituto Demoskopika.

Cresce il contagio da paura, alimentato dalla strage dei mercatini di Natale a Berlino e dal recente attentato a Nizza. C'è molta paura di un attacco terroristico in Italia. A pensarlo ben il 75% dei cittadini, giovani in testa, molti dei quali, circa 6 milioni, hanno deciso di rinunciare alle vacanze “fuori casa” di fine anno nelle città italiane o all’estero dopo i recenti attentati terroristici, preferendo le “più sicure” mura domestiche.

Insomma, il terrorismo condiziona gradualmente la quotidianità collettiva, a tal punto che, poco più della metà degli italiani (54,1%), pensando alla famiglia, al lavoro e alle vacanze sta cambiando le proprie abitudini.

Lombardia e Lazio si confermano, per il secondo anno consecutivo, le realtà territoriali più “esposte” al terrorismo secondo l’Italian Terrorism Infiltration Index 2016 ideato dall’Istituto Demoskopika che ha tracciato una mappa delle regioni più a rischio potenziale di infiltrazione terroristica sulla base di tre indicatori ritenuti “sensibili”: le intercettazioni autorizzate, gli attentati avvenuti in territorio italiano e gli stranieri residenti in Italia provenienti dai primi cinque paesi considerati la top five del terrore dall’Institute for Economics and Peace (lep) nello studio “Global Terrorism Index 2016”. A guidare la graduatoria, per il secondo anno consecutivo, la Lombardia, che con un punteggio pari a 10, si conferma l’unica regione italiana a collocarsi nell’area a più alto rischio potenziale di infiltrazione terroristi- ca. A seguire la regione Lazio (6,30 punti), l’Emilia Romagna (3,67 punti) e il Piemonte (3,23 punti).

I numeri

Nel periodo compreso tra il 2005 e il 2014, il numero dei bersagli, come vengono chiamate in gergo le utenze controllate, autorizzati dalle procure italiane per indagini relative a reati di terrorismo internazionale e interno è stato complessivamente pari a 7.991. Cresce l’attività di “ascolto” nell’ultimo anno: 627 bersagli a fronte dei 481 bersagli del 2013 con un aumento pari al 30,4%.

A livello territoriale, le sezioni terrorismo delle procure operanti nei distretti giudiziari di Lombardia, Lazio e Campania sono risultate le più attive autorizzando complessiva- mente il 60% del totale delle intercettazioni italiane: 2.740 bersagli in Lombardia (34,3%), 1.124 utenze nel Lazio (14,1%) e 937 bersagli in Campania (11,7%). A seguire la Liguria con 453 intercettazioni (5,7%), il Trentino Alto Adige con 440 bersagli (5,5%), il Veneto con 393 bersagli (4,9%), la Sardegna con 343 bersagli (4,3%), il Piemonte con 306 bersagli (3,8%), la Puglia con 261 bersagli (3,3%) e il Friuli Venezia Giulia con 248 bersagli (3,1%). In coda, sempre per numero di intercettazioni telefoniche, ambientali, telematiche ed informatiche si collocano i distretti giudiziari attivi in Umbria con 201 utenze (2,5%), in Emilia Romagna con 181 utenze (2,3%), in Toscana con 153 utenze (1,9%), in Abruzzo con 86 utenze (1,1%), in Sicilia con 78 utenze (1,0%), nelle Marche con 36 utenze (0,5%) e in Calabria con 11 utenze (0,1%).

Un’attività investigativa intensa giustificata dal fatto che, dall’analisi dell’Istituto Demoskopika, è emerso che, a livello territoriale, la regione che ha subìto il maggior numero di attacchi terroristici nell’arco temporale considerato è stato il Lazio con 15 episodi pari ad oltre il 25,4% del totale.