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Giovedì 08 Dicembre 2016

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I Ris sulla scena dell'omicidio Bondatti Ecco come è andata

I carabinieri sulla scena del crimine con l'assassinio

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I Ris sulla scena dell'omicidio Bondatti
Ecco come è andata

Ferentino

È durato circa sei ore il sopralluogo effettuato ieri dai carabinieri del Ris sulla scena dell’omicidio di Luciano Bondatti, il sessantaseienne di Ferentino ucciso la mattina dello scorso 10 settembre dal congegno esplosivo, utilizzato nella caccia di frodo ai cinghiali, piazzato la notte prima da Angelo Dell’Olmo. L’accertamento, cosiddetto tecnico irripetibile, è servito a ricostruire e “fotografare”, con prove scientifiche, l’esatta dinamica della tragedia. Fin dalle 9 del mattino, a presidiare la stradina privata che conduce al luogo in cui è morto Bondatti, c’erano i carabinieri della stazione di Ferentino agli ordini del maresciallo Raffaele Alborino. Alla spicciolata sono arrivati i cronisti, poi gli avvocati Vincenzo Galassi e Debora Fiore in compagnia dei figli della vittima. Poco dopo è giunto l’avvocato Nicola Ottaviani, difensore di Angelo Dell’Omo. Quest’ultimo - attualmente ristretto agli arresti domiciliari - è arrivato intorno alle 10 condotto dai carabinieri della Compagnia di Anagni guidati dal comandante Camillo Giovanni Meo. Camicia mezza sbottonata, pantaloni blu, scarpe da ginnastica e scuro in volto, è stato accompagnato dai militari verso il bosco, dove si erano già incamminati tutti i presenti con i carabinieri del Ris guidati dal capitano Cesare Rapone giunti poco prima sul posto insieme ai militari del Norm agli ordini del tenente colonnello Andrea Gavazzi.
Questa la ricostruzione fatta dai carabinieri. Bondatti esce di casa poco dopo le 5.15 del mattino e si dirige a piedi verso il bosco. Anche lui, come sarebbe stato confermato ieri, la notte prima avrebbe piazzato una trappola - un cappio metallico - per la cattura dei cinghiali. Ma ad un certo punto Bondatti urta con il piede uno spago piazzato a terra. Sono circa le 5.30. Partono i pallettoni della trappola esplosiva. La distanza è ravvicinata. Bondatti viene colpito ad altezza inguinale, all’arteria femorale. Comincia a sanguinare in maniera abbondante, ma riesce a trascinarsi per circa 25 metri verso le case per chiedere aiuto. Grida: «Ahio, ahio, la gamba». Qualcuno dei residenti, come riferito ai carabinieri, sente prima il colpo e poi i lamenti di dolore. Nessuno esce fuori a vedere cosa è successo. Nessuno chiama le forze dell’ordine. Bondatti è a terra, ormai senza vita. Sono passati almeno tre minuti dall’esplosione. Il cadavere viene scoperto tra le 8.30 e le 9 da alcuni agricoltori.
Poco prima Dell’Omo era andato a ritirare la trappola piazzata nel proprio fondo agricolo a Pareti Cornella. L’arma ha sparato ma Dell’Omo, stando a quanto ribadito dallo stesso anche ieri, non si sarebbe accorto che ad essere colpito non era stato un cinghiale, ma l’ex compagno di caccia, con il quale c’erano stati dei dissapori un paio di anni fa. I carabinieri e la Procura invece ritengono che Dell’Omo si era reso conto di quanto accaduto, tanto che a lui viene contestata anche l’omissione di soccorso. Un fatto è certo: Dell’Omo non va costituirsi anche quando, poche ore dopo la tragedia, è chiaro cosa sia successo. I carabinieri di Ferentino, Anagni e del nucleo investigativo guidati dal capitano Antonio Lombardi, lo arrestano due giorni dopo.

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