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"Bella Ciao" in 400 a Frosinone dicono addio alla Camusso
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"Bella Ciao" in 400 a Frosinone
dicono addio alla Camusso

Frosinone

Una bomba pronta a esplodere. È quella che è stata piazzata sotto la poltrona di Susanna Camusso da quattrocento iscritti alla Cgil di Frosinone. Non è andata loro giù la decisione di accorpare la Camera del Lavoro di Frosinone con quella di Latina. Un provvedimento tanto indigesto da far sospendere la loro iscrizione al sindacato. «Le Rsu della Flc di Frosinone - scrivono in una lettera che hanno inviato alla segretaria nazionale - preso atto della determinazione della Cgil di procedere alla riorganizzazione territoriale del sindacato, unificando le Camere del lavoro di Frosinone e Latina, senza tenere in alcuna considerazione le gravi critiche sollevate dall’intero gruppo dirigente e dalle Rsu della provincia di Frosinone, comunicano di sospendere l’iscrizione alla Flc Cgil».

Durissima lettera
a Susanna Camusso
Si rischia un allontanamento
dalle esigenze dei lavoratori
della provincia di Frosinone

I quattrocento dissidenti auspicano che da parte dei dirigenti confederali «ci sia un’attenzione adeguata e tempestiva ai problemi in più occasioni sollevati al fine di ripristinare le condizioni per la ricomposizione positiva della grave crisi all’origine di questa nostra scelta». Risposte? Nessuna. Per Susanna Camusso, a quanto pare, il problema Frosinone non esiste. «La Cgil - spiega Luigia Mastrosanti - ha previsto la riorganizzazione della Camera del Lavoro di Frosinone e Latina, attraverso la fusione delle stesse. Tale processo non ha tenuto conto delle gravi ripercussioni territoriali. L’obiettivo, sempre declamato, di favorire la maggiore partecipazione degli iscritti, non può essere assolutamente centrato. Tale decisione non fa altro che aumentare le difficoltà di risposta ai lavoratori». Luigia Mastrosanti, che in passato era stata sollecitata ad assumere il ruolo di segretario generale di Frosinone e Latina, si è anche dimessa dalla segreteria generale provinciale. «Ho preferito tornare al mio lavoro - ha detto stentorea -. Ritengo, però, che questa provincia abbia ancora bisogno di un sindacato forte. La Cgil, invece, sta andando nella direzione opposta. In una fase così delicata e lacerante, che sta investendo il mondo del lavoro e quello della scuola - fa notare ancora Mastrosanti - il nuovo modello organizzativo voluto dalla segreteria nazionale incide in modo negativo sulle esigenze di unzionamento e di direzione politica del nostro sindacato. Il punto è che gli accorpamenti delle Camere del Lavoro hanno riguardato solo le province del Lazio. A Roma tutto ciò non è avvenuto. Occorre, pertanto, inserire la marcia indietro: quello che serve a questa provincia è una presenza costante sui posti di lavoro. Non una fuga dalle proprie responsabilità. La speranza che ci resta - ha concluso la Mastrosanti - è che questo processo non sia irreversibile».

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