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Sabato 03 Dicembre 2016

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Infiltrazioni della camorra, il questore Santarelli: "Si contrasta denunciando"

Il questore Santarelli

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[LA MAPPA] Infiltrazioni mafiose, il questore Santarelli: "Si contrasta denunciando"

Frosinone e Provincia

Non è semplice riciclaggio. È un vero e proprio “sistema d’assistenza” dell’economia, che da legale diventa illegale. Le organizzazioni criminali hanno accumulato disponibilità per miliardi di euro. E ora, con l’attuale sete di liquidità, è chiaro che questa massa di denaro sporco finisce nelle casse vuote delle attività in crisi.

L’azienda criminale non ha bisogno di produrre guadagni: conquista fette di mercato con l’unico obiettivo di riciclare. È questo il modello di business che i clan cercano di portare avanti in Ciociaria. La conferma, qualora ve ne fosse bisogno in maniera documentale, arriva dalle diverse relazioni che la Direzione investigativa antimafia ha inviato al Ministro dell’Interno e al Parlamento.

Ma per arginare tale fenomeno «denunciare è meglio che subire». Come dire: prevenire è meglio che curare. Lo ripete come un mantra il dottor Filippo Santarelli. «Per fronteggiare le infiltrazioni - spiega l’alto dirigente della Polizia di Stato – non bastano le indagini dei magistrati e delle forze dell’ordine. Quel che occorre è una maggiore collaborazione anche da parte degli imprenditori. Che devono segnalare situazioni anomale prima di capitolare».

Lo abbiamo incontrato all’indomani della presentazione del rapporto sulle Mafie nel Lazio. Ovviamente ne aveva una copia sulla sua scrivania. «Lo studio, che il presidente Zingaretti mi ha inviato insieme a una lettera, fa capire proprio l’importanza dell’azione coordinata tra istituzioni e forze dell’ordine, ciascuno nel proprio ruolo, per contrastare l’aggressione delle organizzazioni mafiose».

E fa notare che ci sono anche altri strumenti che fotografano la situazione nel frusinate. «Noi le valutazioni in materia di fenomeni di criminalità organizzata le facciamo sulla base del rapporto semestrale della Dia e su quello annuale prodotto dalla Direzione nazionale antimafia e dal Ministero dell’Interno. Ciò che risalta, analizzando “Mafie Nel Lazio”, è che le pagine relative a questo territorio sono 3, a differenza delle province limitrofe. Il punto critico, però, è che il Frusinate si trova in una posizione baricentrica tra Roma e Napoli e quindi, non essendoci associazioni criminali autoctone, si presta a un forte rischio di infiltrazioni della camorra. Gli interessi dei clan ci sono e sono di carattere economico. Le organizzazioni, infatti, tentano di inserirsi nel tessuto imprenditoriale, acquisendo aziende in difficoltà con l’intento di riciclare denaro. In questo modo creano una situazione di ingerenza del mercato e falsano quelle che sono le regole».

Le parole d’ordine per fronteggiare tali situazioni, secondo il questore, sono tre: repressione, prevenzione e collaborazione. «Il nostro principale compito - argomenta - è individuare le organizzazioni criminali e aggredirle con ogni mezzo, sia attraverso l’attività di repressione ma anche con l’applicazione delle misure di prevenzione che colpiscono i capitali illeciti. Ma per poter contrastare il fenomeno, riallacciandomi proprio all’invito di Zingaretti, è importante segnalare, senza paura, strani movimenti a polizia, carabinieri, finanza e forestale. Evitando così che la camorra faccia breccia. Ad esempio nel rapporto della Dia, quello che emerge è che gli interessi economici della criminalità non sono solo nel settore degli autosaloni, come avviene nel cassinate, ma anche nello sversamento illegale dei rifiuti, nell’edilizia e nella ristorazione. In passato, infatti, ci sono state persino acquisizioni di alberghi utilizzati come strumento di riciclaggio di denaro sporco. Ma la guardia - conclude - da noi è alta».

CLICCA QUI PER VEDERE LA RAGNATELA DELLA CRIMINALITÀ NEL LAZIO

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