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Sabato 10 Dicembre 2016

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Il Frosinone cerca punti Ma intanto mancano due rigori

L'arbitro Gervasoni durante la gara tra Frosinone e Roma

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Il Frosinone cerca punti
Ma intanto mancano due rigori

Frosinone calcio

Se vogliamo mettere la testa sotto la sabbia come gli struzzi per non vedere quello che è successo in queste prime tre giornate del campionato di serie A, entreremmo nella schiera di chi continua a sostenere che il Frosinone di Roberto Stellone sta pagando il noviziato nella massima serie e per questo ha zero in classifica essendo uscito battuto al Comunale dal Torino di Giampiero Ventura e dalla Roma di Rudi Garcia e in trasferta dall’Atalanta di Eddy Reja. Il noviziato non si paga soltanto nello sport, ma anche in tutte le altre realtà che si affrontano nelle vesti di matricola. Ma siamo sicuri che poi, come nel caso del Frosinone, non ci siano state, almeno in due delle tre partite finora disputate, altri fattori che hanno determinato il risultato finale delle gare?
Se l’arbitro Banti di Livorno avesse rilevato, a inizio ripresa di Frosinone-Torino, gli estremi del rigore nell’intervento con il quale Maksimovic stese Dionisi lanciato a rete, siamo sicuri che la partita si sarebbe conclusa con il successo dei granata per due a uno? I canarini erano in vantaggio grazie alla rete di Soddimo e, realizzando il rigore negato, avrebbero messo una seria ipoteca sui tre punti. Ma l’arbitro può sbagliare e non vogliano dire che Banti ha visto e non ha fischiato ma solo che l’errore ci può stare. Alla fine, però, i canarini rimasero a secco di punti.

È troppo
semplicistico
parlare solo
di pedaggio
da pagare
per la prima
volta in A


Più grave, invece, è risultata la svista sul fallo di mani in piena area di rigore del giallorosso Digne sul cross dalla destra di Aleandro Rosi. Perchè il fallo del 16’ della ripresa di Frosinone-Roma c’è stato. Rilevato da tutti gli organi di informazione, sotto gli occhi dell’arbitro d’area Tagliavento, che nell’occasione era a pochi metri di distanza, e del primo assistente Paganessi, che stava quasi a contatto con l’esterno canarino. Il direttore di gara Gervasoni, invece, era un po’ distante dall’azione.
Quindi rigore negato al Frosinone sull’uno a zero in favore della Roma, che ha tratto giovamento anche da altri episodi. Ci riferiamo a quello del 38’ del primo tempo quando (scrive il Corriere dello Sport nel pezzo “Mani di Digne, è questo il penalty che manca”) per «Totti, pestone sulla caviglia di Dionisi, arriva il giallo, era da... arancione». Aggiungiamo che, quattro minuti più tardi, lo stesso capitano commette fallo di mano non rilevato dall’arbitro (sarebbe scattato ancora il cartellino giallo e quindi il rosso). Dubbi più numerosi delle certezze nell’azione di Rosi a contatto con il difensore giallorosso Rudiger. Nell’occasioe Gervasoni sta per fischiare il penalty, ma Tagliavento questa volta “ci vede” e fa ammonire il difensore giallazzurro. E per finire, nell’avvio dell’azione che si conclude con il raddoppio della Roma, Gervasoni si dimentica di fischiare il fallo di Salah su Pavlovic. Se aggiungiamo tutto questo, il voto cinque con cui è stata valutata la direzione di gara dell’arbitro mantovano è sicuramente molto generoso. Ora, anche in questo caso, non vogliamo dire che i valori delle due formazioni si equivalgono essendo quelli dei giallorossi ben più evidenti, ma affermare soltanto che la sconfitta del Frosinone è stata determinata da altri fattori che nulla hanno a che vedere con il noviziato dei canarini. Che sarebbero saliti agli onori della cronaca se Banti prima e Gervasoni poi avessero applicato il regolamento. Ma i se non fanno punti ma nemmeno il principio che, chi ha valori tecnici più alti, debba conquista re sempre la posta in palio. Una cosa invece è certa: nel calcio niente c’è di scritto e può sempre accadere di tutto. Magari che il Frosinone riesca a battere il Torino e a non perdere con la Roma. Sviste arbitrali a parte.

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