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Sabato 03 Dicembre 2016

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Edilizia, crolli continui. Tante le imprese artigiane che hanno chiuso i battenti
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Edilizia, crolli continui. Tante le imprese artigiane che hanno chiuso i battenti

Frosinone

I numeri parlano chiaro e sono impietosi: negli ultimi otto anni gli occupati in provincia di Frosinone sono passati da 22.000 a 17.000, con una perdita netta di 5.000 posti. Nel giro di un anno, dal secondo trimestre 2015 al secondo trimestre 2016, mancano all’appello 104 di imprese artigiane. E la Ciociaria, in passato terra di imprese edili, sprofonda agli ultimi posti tra le province italiane. Si piazza al 75° posto in Italia.

È quanto emerge dal rapporto di Anaepa che fotografa l’andamento del settore delle costruzioni, in cui opera il 38,2% dell’artigianato italiano e che fatica ad uscire da una lunga e pesante crisi. Ancor più grave la situazione se si analizza il comparto nella sua interezza: le aziende che hanno chiuso i battenti dal 2008 al 2015 ammontano a 2.233: gli operai sono passati da 64.000 a 33.266. A spasso sono finite 30.734 persone, vale a dire il 48% del totale. Complessivamente nella Regione Lazio si sono registrate quasi 30 milioni di ore lavorate in meno (nel 2008 erano quasi 58 milioni), e 225 milioni e mezzo di massa salari persi (da oltre 514 milioni).

Stando ad alcuni dati contenuti nel dossier realizzato dall’ufficio studi dell’associazione di categoria, a bloccare il rilancio è l’insufficiente domanda di pubblico e privato Facendo un raffronto tra il 2008 e il 2015, viene a galla che in Ciociaria le compravendite nel residenziale sono passate da quota 4.117 a 2.123, con un tonfo del 48,4%.

Ancora peggiore la situazione del non residenziale. La perdita, nello stesso arco di tempo, è stata del- l’82,5% (da 5.867 transazioni si è passati a 2.015). «Tra il 2008 e il 2015 - spiega Stefano Bastianioni - segretario di Anaepa/Confartigianato - l’edilizia ha sperimentato una notevole caduta del tessuto produttivo, con una fuoriuscita dal mercato di decine di migliaia di imprese e di lavoratori. Si tratta di un quadro preoccupante che reca con sè una condizione: gli effetti della lunga crisi hanno penalizzato, in particolare, le imprese strutturate, quelle con più dipendenti».

Il rischio che corre la provincia di Frosinone è quello di trovarsi di fronte a una desertificazione progressiva, che deve essere contrastata con forza, per evitare un definitivo indebolimento di un comparto strategico per l’economia locale. Allarmante è anche il dato delle aziende che hanno chiuso i battenti.

Facendo un raffronto tra il secondo semestre del 2015 e quello del 2016 si registra una diminuzione del 4,1%. L’unica nota territoriale positiva è quella relativa al calo degli infortuni, passati da 155 del 2014 ai 145 del 2015 (-6,5). Una dina- mica che, però, è direttamente riconducibile anche a una diminuzione delle ore di lavoro della manodopera. Una delle chiavi per la tenuta del comparto, secondo Anaepa, è nella ristrutturazione e nella riqualificazione energetica di oltre due milioni di immobili e abitazioni vecchie e in cattive condizioni. «Tale segmento di mercato - evidenzia il presidente Arnaldo Redaelli - è infatti l’unico ad aver registrato un incremento nel corso degli anni, soprattutto grazie agli incentivi fiscali rafforzati che vanno pertanto riconfermati agli attuali livelli, unitamente alla messa in sicurezza antisismica degli edifici».

L’associazione di categoria, pur consapevole che il settore delle costruzioni sia profondamente cambiato rispetto al passato, è convinta che la ripresa passi attraverso un rinnovato impegno degli operatori per affermare una nuova cultura del costruire. E lancia un appello alla politica.

Nota di Crescenzi: «La lunga crisi non concede tregua. Le piccole aziende soffrono di più»

«Dal 2008 – evidenzia Giacomo Crescenzi, addetto alle politiche del comparto edilizia per quel che concerne la provincia di Frosinone - la lunga crisi che ha colpito il settore non concede tregua, specialmente ai piccoli imprenditori. I segnali di uscita dalla recessione, già registrati nel 2015, non hanno trovato il seguito auspicato e il 2016, che doveva essere l’anno della ripartenza e della svolta, in realtà sta diventando l’anno dell’occasione mancata. Anche nella nostra provincia i dati del settore sono sostanzialmente negativi, ma da qui si può ripartire per uscire dalla crisi».

Come? Ecco la ricetta dell’associazione di categoria. «Vorremmo riprendere un ragionamento già fatto, ma non particolar- mente ascoltato, con le istituzioni locali – spiega Crescenzi – per rimettere al centro delle politiche del territorio alcune iniziative che possano creare condizioni di ripartenza del comparto. Ad esempio, partendo con l’istituzione di un tavolo permanente sui temi legati all’edilizia per incentivare le ristrutturazioni del patrimonio edilizio privato, prevalentemente risalente agli anni ’70».

E’ questa la strada giusta, per Confartigianato. «Una delle chiavi per la tenuta del comparto è proprio sotto i nostri occhi: la ristrutturazione e la riqualificazione energetica di tanti immobili vecchi e in cattive condizioni. Questo segmento di mercato – osserva ancora Crescenzi – è infatti l’unico ad aver registrato un incremento nel corso degli anni, soprattutto grazie agli incentivi fiscali che vanno pertanto confermati ai livelli attuali, e corroborati a livello locale con iniziative analoghe supportate dalla fiscalità locale. Sappiamo che, rispetto al passato, il mercato delle costruzioni è profondamente cambiato e che altre sfide ci attendono. Ma siamo convinti che la ripresa del settore passi attraverso un rinnovato impegno di tutti gli operatori con l’indispensabile vicinanza e collaborazione delle istituzioni locali».

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