Nuovi prelievi dell’Arpa in un’area su cui pende, pesantissima, l’ombra dell’inquinamento. L’ennesimo blitz dei militari della
Compagnia di Cassino, coordinati dal maggiore De Luca e dal tenente Grio, è scattato in una vasta zona a cavallo del territorio di Cassino e del Cassinate dove è stata rilevata la presenza nelle acque di chiazze simili a quelle lasciate da idrocarburi e olii. La stessa, di circa 300 metri quadrati, sottoposta a sequestro il 30 settembre scorso per un sospetto inquinamento
ambientale. I carabinieri insieme ai tecnici hanno provveduto ad effettuare i prelievi delle acque visibilmente inquinate (proprio a causa dalla presenza di chiazze tipicamente d’olio o idrocarburi).

Dopo aver ultimato i necessari rilievi fotografici a corredo del sopralluogo, i carabinieri hanno infatti proceduto ad effettuare i prelievi dei liquami sovrastanti le acque del canale. Tutti i campioni di liquido prelevati sono stati quindi sigillati e inoltrati al laboratorio analisi dell’Asl di Frosinone per le verifiche dei contenuti. Dati che verranno trasmessi all’Autorità giudiziaria competente. 

I precedenti

Nei mesi scorsi la denuncia degli ambientalisti: sversamenti sospetti in un canale che attraversa un campo agricolo. Poi circa 10 giorni fa il sequestro dei carabinieri dell’intera area, dopo aver acquisito i risultati effettuati su alcuni campioni prelevati dall’Arpa. Ieri l’ennesimo blitz per scongiurare l’avvelenamento di tutto il territorio. Già nel mese di maggio acque rosse e fanghi dello stesso colore erano state notate fuoriuscire da alcuni canali della periferia di Cassino, a pochi metri da campi
coltivati a biada e grano. «Se le analisi effettuate dovessero confermare i sospetti di sostanze tossiche sarebbe un fatto grave in grado di mettere in pericolo la popolazione di Cassino», aveva ribadito Edoardo Grossi della Consulta. Ora l’attesa è tutta per i nuovi risultati che potrebbero comprovare i terribili sospetti degli ambientalisti.