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Ambulanze a pezzi: quando i mezzi di soccorso sono da codice rosso. Scatta l'allarme

Cassino

Vecchie, malmesse e sospiranti! Sono le ambulanze dell’ospedale di Cassino che fanno fatica, spesso, a sfrecciare come dovrebbero tra strade urbane ed extraurbane, con “rally” anche lungo l’A1 di un territorio assolutamente di frontiera. Ecco perché quando qualche settimana fa l’Ares 118 della provincia ha sostituito alcuni vecchi mezzi con ambulanze nuove e fiammanti - appena consegnate dalla Regione Lazio - in diversi comuni, l’amarezza a Cassino è stata tanta. E ora il Santa
Scolastica resta in attesa di un secondo round dai tempi incerti. L’ente regionale è in prima linea per sostituire il parco mezzi
dell’emergenza che ha in media quattrocentomila chilometri e che ora, grazie a un corposo investimento, sarà quasi totalmente rinnovato. Dunque, da Roma ce la mettono tutta ma i mezzi di Cassino non possono aspettare a lungo. Capita spesso di vederli sul ciglio della strada mentre ne arriva un altro in sostituzione. Capita spesso, cioè, che i vecchi motori o
la carrozzeria cedano sotto il peso del tempo e, magari, anche sotto il peso degli oltre 350.000 chilometri di viaggio.

A Cassino esistono due ambulanze semi-nuove ma da diversi mesi si troverebbero a Frosinone per riparazioni. Eppure la città martire serve un territorio vastissimo, con un numero di soccorsi che supererebbe quello dello stesso capoluogo. Sull’argomento è intervenuto, nei giorni scorsi, anche il consigliere regionale Abbruzzese che ha raccontato la triste realtà cassinate, con i mezzi che spesso si fermano durante la fase di soccorso. Ieri è tornato a rimarcare: «Sono già intervenuto su questo fronte, come faccio quotidianamente sul tema della sanità. In questi casi si crea solo malumore e disservizi anche perché laddove servono mezzi non arrivano e dove non servono magari arrivano. Ho già scritto sia a Zingaretti che al direttore generale. E torno a insistere sulla necessità di rivedere l’atto aziendale per destinare risorse
e strutture efficienti e per favorire un buon servizio sanitario».

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