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Lunedì 05 Dicembre 2016

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In fuga dalla Ciociaria, è boom: in tanti decidono di emigrare
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In fuga dalla Ciociaria, è boom: in tanti decidono di emigrare

Frosinone e Provincia

Potrebbe essere la città più grande della Ciociaria. Più grande perfino del capoluogo. Ma si tratta solo di una città virtuale, abitata da tutti i ciociari che, nel tempo, sono emigrati all’estero o fuori dai confini nazionali sono nati da genitori partiti dal Frusinate (quando addirittura non lo erano i loro nonni). In tempi in cui resta alta l’attenzione per l’arrivo continuo di profughi sulle carrette del mare in Italia, e di riflesso in Ciociaria, c’è un fenomeno opposto. È la “fu ga dei cervelli”, ma non solo. All’estero si va per studio, per lavorare, ma anche, per chi non ce la fa più, per trovare qualcosa di meglio del nulla che in certi settori si trova.

Non sorprende allora come, in un territorio come il nostro, fortemente colpito dalla deindustrializzazione, aumenti il numero di chi sceglie di partire per l’estero. Gli iscritti all’Aire, l’anagrafe dei residenti all’estero, aumentano anno dopo anno. Basti pensare che i ciociari all’estero, secondo il rapporto “Italiani nel mondo” della fondazione Migrantes nel 2008 erano 48.805, mentre al 1 gennaio 2016 erano saliti a 52.894 con un incremento del 16%. Poco meno di un quarto di questi, per la precisione il 23,5%, è nato all’estero. Il grosso degli iscritti ciociari all’Aire è di vecchia data. Quasi un terzo (il 32,6%) ha infatti un’età superiore ai 64 anni.

Rispetto a otto anni fa la crescita è del 3%. Diminuisce, invece, del 9% la fascia compresa tra i 50 e i 64 anni, che ora rappresenta quasi il 20,3% della popolazione ciociara iscritta all’Aire. Praticamente la stessa percentuale di chi ha tra i 35 e i 49 anni. In questo caso il dato è rimasto invariato negli ultimi otto anni. Si registra, al contrario, una decisa crescita dei più giovani, segno evidente di una tendenza consolidata a livello nazionale. Se nel 2008 i giovani emigrati, per studio o per lavoro erano l’11,6%, ora la percentuale è schizzata al 17,6. Infine, è ferma la quota dei minorenni, che si mantiene sotto il 10%.

Frosinone è la ventottesima provincia d’Italia per numero di iscritti all’Aire. Rispetto al 2013 perde due posizioni, nonostante gli emigrati siano cresciuti ancora. Al 31 dicembre di quell’anno, secondo i dati del ministero dell’Interno, gli immigrati erano 51.470 e30.644 famiglie. In tre anni la crescita è stata del 2,7%. Spulciando i dati emergono profonde differenze, soprattutto per i residenti all’estero del capoluogo. Nel 2008 i frusinati erano 1.348, mentre nel 2016 il dato si discosta di poco, 1.478 (anche se in termini percentuali la variazione è appena inferiore al 10%).

 Tuttavia, a voler tenere in considerazione anche il libro “Vecchie nuove emigrazioni, il Lazio fuori dal Lazio” di Flavia Cristaldi e Riccardo Morri, nel 2014 si era registrato un crollo dei residenti all’estero con appena 843. E dunque da allora ci sarebbe stato un vero e proprio boom (più 75%). Va precisato che, negli ultimi anni, è stata effettuata dall’ufficio Anagrafe del Comune una revisione degli iscritti all’Aire grazie alla quale si è scoperto che risultavano ancora iscritte decine e decine di persone decedute anche da molto tempo, come pure residenti di altri paesi. Tale revisione sicuramente deve aver influito sull’andamento stile montagne russe dei frusinati emigrati.

Ma dove emigrano i ciociari? In questo caso la mappa è regionale, ma a scorrere la lista è fatta di Paesi dove esistono forti comunità ciociare. Si va dal Brasile all’Argentina, i primi due, alla Francia, al Regno Unito, agli Stati Uniti d’America, alla Germania e poi a scendere ci sono anche il Canada, il Belgio, l’Australia, l’Irlanda. Tante comunità dove i nostri parlano l’“italiese” lo slang italo-canadese, con un misto di parole, per lo più storpiate, prese dall’inglese e dall’italiano, che si considera unanimemente quanto impropriamente la parlata tipica degli immigrati nei paesi anglofoni. Dal libro di Cristaldi e Morri, però aggiornato al 2014, le principali mete d’immigrazione dei ciociari erano: Francia, Canada, Stati Uniti, Regno Unito, Argentina, Venezuela, Svizzera, Germania, Belgio, Brasile e Irlanda.

Nell'immagine, gli iscritti all'Aire secondo il rapporto "Migrantes"

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