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Fedeli in rivolta: don Pawel non si tocca. E parte la petizione al vescovo

Don Pawel Maciaszeck con un gruppo di fedeli in una recente celebrazione

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Fedeli in rivolta: don Pawel non si tocca. E parte la petizione al vescovo

Vallecorsa

Più di novecento firme in calce alla petizione: mittenti i parrocchiani di Vallecorsa, destinatario il vescovo Spreafico. Ma è l’oggetto che fa scalpore e divide il paese: l’imminente trasferimento di don Pawel Maciaszeck a Boville Ernica. Un terzo dei cittadini vallecorsani (neonati compresi) non vuole che il parroco cambi sede. E accusa altri fedeli di aver indotto il vescovo a disporne il trasferimento.

Nella petizione inviata ieri a monsignor Spreafico si legge: «la sofferenza del parroco deriva da una comunità fortemente divisa non tanto nelle sue due storiche fazioni, ma all’interno di ciascuna parrocchia, dove alcuni, legati a tradizioni obsolete e lontane da una fede autentica, vogliono imporre alla maggioranza la loro volontà». Per contro, riferiscono gli stessi parrocchiani nel documento, i detrattori del parroco dicono di lui: «Chisso vò cummannà! Chisso vò luà tutto!» (Questo ci vuole comandare! Questo vuole togliere tutto!).

Non è la prima volta che il prete di origine polacca lascia dietro di sé una scia di fedeli accorati. È già accaduto sei anni fa con i parrocchiani di Villa Santo Stefano che protestarono a lungo per il suo trasferimento a Vallecorsa. E ora la storia si ripete. Il vescovo Spreafico conosce bene il caso. Tanto che giovedì scorso, giunto in paese per concelebrare proprio con don Pawel la messa dedicata al patrono San Michele, ha parlato ai fedeli, spiegando loro che è stato lo stesso sacerdote a chiedere di lasciare Vallecorsa.

«Una scelta obbligata» la definiscono i sostenitori di don Pawel che si dicono «sgomenti e concertati» per la decisione. E nella petizione rimbrottano anche il vescovo: «Tutti avevano pensato, dopo la sua visita pastorale, carissimo Vescovo, che le frange di detrattori (pochi per verità) venissero messe a tacere. Ed invece no, costoro con impudenza sono andati avanti nella loro azione di demolitori, con la pretesa di tenere in ostaggio non solo il parroco, ma l’intera comunità». Insomma, una «opera denigratoria».

Da qui la pressante richiesta a monsignor Spreafico: «Vogliamo esprimerle tutta la nostra contrarietà alla decisione di trasferire don Pawel da Vallecorsa, non tanto per compiacere il nostro parroco, a cui comunque ci sentiamo vicini ed esprimiamo tutto il nostro affetto, ma per il futuro di questo paese e dei nostri figli». Con una preghiera: «La supplichiamo: riveda la sua decisione».

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