Ha sopportato per anni. In silenzio. Per vergogna, per la paura di perdere il posto di lavoro, per il timore di ritorsioni ancora più pesanti di quanto già era stata costretta a subire. Poi non ce l’ha fatta più e ha deciso di raccontare tutto, spinta anche da alcune amiche alle quali aveva confessato la triste vicenda di cui era vittima. Fisicamente e psicologicamente. È così che, dopo tre anni, il suo datore di lavoro è stato rinviato a giudizio: ora dovrà rispondere dei reati di violenza sessuale e maltrattamenti nei confronti della dipendente, una quarantacinquenne di Frosinone che, alla fine, si è licenziata.

I fatti risalgono al 2005, anno in cui l’uomo, A.V., sessantacinquenne di Ferentino, titolare di un’azienda meccanica, ha iniziato a corteggiare in modo esplicito la donna. Da allora, secondo quanto raccontato ai giudici dalla vittima, che solo otto anni dopo ha sporto denuncia, dagli apprezzamenti verbali l’uomo è passato via via ad atteggiamenti e comportamenti sempre più espliciti, pesanti, fino ad arrivare ai palpeggiamenti nelle parti intime della donna. Mani che, in molti casi, l’hanno afferrata con forza, violenza. Esasperata, avvilita e stanca di tutto questo, a un certo punto la dipendente ha deciso di reagire: le amiche, alle quali aveva raccontato quegli anni terribili e dolorosi, le hanno consigliato di registrare con il cellulare i dialoghi con il suo datore di lavoro nel momento in cui metteva in atto le molestie.

Anche grazie a queste prove, dopo tre anni, ieri mattina a Frosinone, si è conclusa l’udienza preliminare e il gip Troiani ha deciso per il rinvio a giudizio del sessantacinquenne davanti al tribunale collegiale. La donna è difesa dall’avvocato Lucio Marziale mentre il sessantacinquenne A.V. è rappresentato dagli avvocati Giampiero Vellucci e Loredana Mazzenga. L’udienza è fissata a febbraio 2017.