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Bufera sulle elezioni: loro erano in Africa e qualcun altro votava il consigliere
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Bufera sulle elezioni: loro erano in Africa e qualcun altro votava il consigliere

Cassino

Uno, o anche due, i cassinati che erano addirittura in Africa il giorno del voto, il famoso 5 giugno. Eppure nei registri elettorali compaiono. E sotto il loro nome la dicitura di legge “persona conosciuta”. Qualcuno, in sostanza, avrebbe espresso una preferenza al posto loro nella sezione 30, a Sant’Angelo, mentre gli interessati erano affaccendati in questioni di lavoro, a ore di volo dall’Italia. E i malcapitati non sarebbero da soli. Almeno una quindicina le persone che giurerebbero di non aver mai varcato la soglia del seggio - e i riscontri lo confermerebbero – mentre i loro nomi allungano la lista dei votanti alla numero 30.

Una quindicina di cittadini, tutti residenti in loco, che si trovavano per lo più all’estero per motivi di studio o di lavoro (da Roma alla Francia, alla Svizzera fino all’Africa), solo un esiguo numero di quel “pacchetto” non si sarebbe mai mosso da S. Angelo. Neppure per votare! Una decina, invece, sarebbero all’incirca le schede contraffatte che hanno portato la magistratura a iscrivere nel registro degli indagati due persone. L’ipotesi di reato è quella di violazione della legge elettorale. Su questo sta indagando la procura della Repubblica che, mercoledì mattina, ha reso nota la «presenza di schede contraffatte in favore di un candidato consigliere, risultato poi non eletto».

La stessa procura che ha disposto l’acquisizione presso tribunale e prefettura di schede e materiale documentale di tutti e 33 i seggi, da parte dei carabinieri, per accertare se fatti analoghi si siano verificati anche in altre sezioni. Un’inchiesta sul primo turno elettorale che si allarga e non smette di indignare.

La storia

Sono stati proprio i carabinieri della compagnia di Cassino a far partire le indagini. Gli uomini del maggiore Silvio De Luca, si sono recati nella frazione urbana già la sera del 5 giugno. Non mancava molto alla chiusura dei seggi quando si è sviluppato un parapiglia, un “tumulto” impossibile da sedare legato soprattutto a grosse “anomalie”. Voci insistenti, che facevano emergere un quadro imbarazzante: magari qualcuno era andato a votare e si era ritrovato già votante. Come può essere capitato a un anziano che ha deciso di raggiungere il seggio nel tardo pomeriggio e che, presentati i documenti, si è accorto che qualcosa non andava. Che il suo nome compariva già nei registri. Un imbarazzo tale da scatenare interventi e lamentele fino a che non si è superato il livello di guardia e sono intervenuti i carabinieri.

Proprio gli uomini dell’Arma hanno raccolto le testimonianze direttamente sul posto, avviando l’indagine. L’informativa, finita sul tavolo della procura, ha fatto partire l’inchiesta. Sono scattati dapprima i sequestri, il 23 e il 24 giugno scorsi, del materiale elettorale della sezione incriminata. Ma la procura vuole vederci chiaro ovunque e si dovranno riaprire tutti i faldoni che ora si trovano al primo piano della caserma di via Sferracavalli, al nucleo operativo della compagnia. E già nella giornata di ieri sono partite le prime verifiche sulle 23.223 schede contenute nelle scatole “che scottano”.

Intanto restano aperte le due piste d’indagine: chi ha materialmente commesso la falsificazione e quale personaggio l’ha commissionata. Una mano o più mani hanno “taroccato” le schede? È possibile infatti che ad accomunare i voti possa esserci anche l’elemento della grafia ma su questi aspetti vige il più assoluto riserbo investigativo. Intanto, come annunciato dal procuratore D’Emmanuele, titolare dell’inchiesta insieme al sostituto Bulgarini, «l’indagine darà rapidi sviluppi, già abbiamo un quadro investigativo preciso».

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