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Venerdì 09 Dicembre 2016

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Sindaci a cinque cerchi, la rivolta delle province

Il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani

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Sindaci a cinque cerchi, la rivolta delle province

Olimpiadi 2024

Il “no” dei cinque stelle ai cinque cerchi olimpici scatena la rivolta delle province contro l’impero romano. I primi cittadini di Rieti, Viterbo, Latina e Frosinone stanno elaborando un documento comune per evitare che il parere contrario di Virginia Raggi faccia scendere il sipario sulle Olimpiadi.

Simone Petrangeli, Leonardo Michelini, Damiano Coletta e Nicola Ottaviani sono convinti che il ritorno economico e sociale dei Giochi di Roma 2024 possa generare un circuito virtuoso per tutto il Lazio, partendo proprio dall’area metropolitana.

La formula delle Olimpiadi di “Roma Capitale 2024”, al posto di “Roma 2024”, potrebbe, infatti, superare la contrarietà che il Consiglio Comunale capitolino si appresta a votare, dopo la decisione assunta dalla Raggi nelle ultime ore: “L’articolo 114 della Costituzione - spiega il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani - individua in Roma non uno dei tanti comuni Italiani, ma la Capitale dell’intero Paese. Un Consiglio Comunale può decidere quello che avviene sul proprio territorio, ma quando sono in gioco le linee di sviluppo di una Capitale, gli investimenti di quell’ambito territoriale coincidono con gli investimenti dell’intero Paese, occorre ragionare meglio. Tenendo presente che l’organizzazione dell’evento può essere assunta direttamente dal Governo, con il supporto delle città contigue all’area metropolitana romana, alla Raggi si chiede soltanto di non opporsi a questa soluzione che permetterebbe, da un lato la realizzazione dei nuovi impianti su Roma, e dall’altro eviterebbe il ricadere degli oneri e delle problematiche amministrative sul comune di Roma. I comuni del Lazio - prosegue il primo cittadino - ad iniziare dalle città capoluogo, fornirebbero l’eventuale supporto istituzionale, considerando il fatto che altri impianti sarebbero realizzati anche all’esterno della Capitale, con evidenti riflessi positivi sotto il profilo economico e sociale”.

Ottaviani ci crede ancora. La sua non è una semplice provocazione. Per il primo cittadino di Frosinone l’occasione non va sprecata. Nel piatto ci sono 177mila posti di lavoro e investimenti per 5,3 miliardi di euro. Aggiudicarsi la competizione a cinque cerchi, secondo uno studio dell’Università di Tor Vergata, significa far crescere il Pil del Lazio.

I numeri sono frutto dell’analisi del professor Beniamino Quintieri. Il progetto del comitato organizzatore, presieduto da Luca Cordero di Montezemolo, si fonda su quattro pilastri: trasparenza, low cost, condivisione e coinvolgimento. Ed è proprio quest’ultimo punto sul quale spinge il primo cittadino del capoluogo della Ciociaria. Perché ritiene che quel concetto di area vasta, spesso proposto dal presidente regionale di Confindustria Stirpe e dalle forze politiche, dovrà prima o poi trovare una declinazione concreta: “Roma - argomenta il sindaco di Frosinone - non appartiene solo all’assise comunale, ma all’intera nazione. Solo chi è abituato a considerare lo Stato come mero erogatore di servizi sociali, o ad aspettare che dal cielo possa cadere nuovamente la manna, girandosi i pollici, può ipotizzare di non reinvestire i miliardi di euro, che Coni, comitato organizzatore e Governo hanno intenzione di stanziare per l’evento. Le Olimpiadi non coincidono solo con le tre settimane sportive, ma rappresentano almeno 6 anni di investimenti e migliaia di posti di lavoro. Se il progetto partisse con la formula dei sindaci di Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo, credo sia impossibile che la Raggi non metta a disposizione gli impianti per un’operazione mediatico-commerciale che, è bene ribadirlo, appartiene al Paese e non solo a quanti hanno la fortuna di avere un balcone che affaccia sui Fori imperiali”.

Ai blocchi di partenza ci sono anche Parigi, Los Angeles e Budapest. Anche per loro si tratta di un’opportunità che non va gettata alle ortiche. Il no ai giochi potrebbe mandare in fumo 9 miliardi per le attività economiche della regione, dei quali 5,7 solo nei servizi, comparto cruciale per il Lazio.

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