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Monumento "abusivo" nell'area di proprietà dell'Eni
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Monumento "abusivo" nell'area di proprietà dell'Eni

Ceccano

Il conto arriva quando meno te l’aspetti, anche se la storia sembrava dimenticata. E così a Palazzo Antonelli scoppia una nuova grana. Anni fa qualcuno in Comune procedette per le vie spicce e i nodi non sciolti allora vengono al pettine oggi. Una brutta notizia per le asfittiche casse municipali che ora rischiano un ulteriore salasso per saldare un vecchio conto rimasto in sospeso con l’Eni.

La vicenda risale a tre lustri fa, quando nel 2001 l’amministrazione del sindaco Maurizio Cerroni fece erigere il monumento dedicato a Luigi Mastrogiacomo, l’operaio ceccanese del saponificio “Scala” ucciso il 28 maggio 1962 nei disordini scoppiati davanti alla fabbrica durante una protesta operaia contro la direzione aziendale. Il problema sta nel fatto che l'area su cui è stato costruito il monumento non era comunale. Era ed è ancora dell’EniSpA, il colosso energetico proprietario di quello slargo dove fino agli anni Ottanta sorgeva un distributore di benzina dell’Agip.

Il secondo problema è che, stando a quanto sostiene oggi la società petrolifera, l'ente non ha mai espropriato quel terreno e tanto meno lo ha pagato. Perciò oggi l’Eni si risente e dice: visto che se l'è preso, ora paghi il conto. La disputa riguarda un'area di 320 metri quadrati registrata al catasto al foglio 35 particella 5. La società energetica ritiene che questa sia stata «occupata senza titolo dal Comune di Ceccano».

Lo scrive a chiare note in una lettera giunta a Palazzo Antonelli come un fulmine a ciel sereno. Sul terreno in questione «l'amministrazione comunale ha da tempo realizzato un monumento ai caduti - si legge nella missiva dell’Eni - per quanto oggi a nostra conoscenza senza averne titolo». La SpA si lamenta anche del fatto che il Comune continui a non affrontare la questione e a non dare risposte malgrado i solleciti. «Nonostante ripetuti contatti con il vostro Ufficio tecnico, Settore 4, volti alla comprensione e alla regolarizzazione della situazione anomala - insiste l’Eni - sino ad oggi non siamo riusciti ad avere da parte vostra un riscontro propositivo ed un impegno preciso».

La società ricorda inoltre al Comune che «a fine 2015 ci avevate comunicato verbalmente che avreste approvato una delibera per l'acquisizione di detto terreno a norma prevista dall'articolo 42 bis del testo unico sugli espropri». Da qui il nuovo sollecito dai toni ultimativi con la richiesta di un «riscontro urgente teso a chiarire lo stato di fatto e le modalità che intendete intraprendere a sanatoria».

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