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Martedì 06 Dicembre 2016

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Evasione e dati, uno strano caso

La sede del Comune di Frosinone

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Evasione e dati, uno strano caso

Frosinone

C’è un contributo che spetta ai Comuni che si attivano per il recupero dell’evasione fiscale. Soldi che potrebbero risanare le casse dei municipi. In Italia, secondo uno studio della Cgia di Mestre, solo il 7% si è messo in moto. Su poco più di 8000 amministrazioni, in 550 hanno dato vita ad un’azione collaborativa con l’Agenzia dell’Entrate. Frosinone lo ha fatto ma nelle statistiche, o nella trasmissione dei dati, evidentemente c’è qualcosa che non va.

Dal dossier emerge che grazie a tale attività, gli enti hanno diminuito il numero degli accertamenti tributari erariali da parte della Finanza (Irpef, Irap, Iva etc), favorendo anche maggiori introiti per le loro casse. Le somme recuperate agli evasori, a conti fatti, sono in deciso aumento. Come si intuisce osservando l’andamento dell’incentivo economico riconosciuto agli enti locali per la loro partecipazione alle attività fiscali, le somme recuperate agli evasori sono in deciso aumento. Nel 2011 i Comuni hanno ricevuto 2,9 milioni, nel 2012 tale somma ha sfiorato gli 11 milioni, nel 2013ha superatoi 17,7milioni e nel 2014 (ultimo dato disponibile) ha toccato quota 21,7 milioni di euro.

In testa alla classifica c'è Bergamo, con un recupero di 1.179.242 euro. La prima è unica provincia del Lazio è Roma. Esigua la cifra recuperata. La capitale, 24esima in Italia, ha riportato in cassa solamente 468.914 euro. Ma c’è chi ha fatto peggio e sono i quattro i restanti capoluoghi del Lazio. Frosinone si piazza al 66eisimo. Latina è 67esima, Rieti 68esimo,Viterbo 69esimo. All’ultimo posto in Italia, stranamente, c’è Treviso.

«La crescita del gettito è aumentata perché è stata incrementata l’aliquota riconosciuta dal legislatore ai Comuni sulle maggiori entrate tributarie recuperate dall’accertamento a cui hanno collaborato - segnala il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – in quanto originariamente la quota riconosciuta ai Sindaci era del 30 per cento, nel 2010 è stata innalzata al 33 per cento e nel 2011 al 50 per cento. Infine, per gli anni dal 2012 al 2017 è stata elevata al 100 per cento».

Tuttavia, proseguono dalla Cgia, ad aver sfruttato questa opportunità sono stati prevalentemente i sindaci dell’Emilia Romagna e della Lombardia. Tutti gli altri sono rimasti inattivi. Alcune amministrazioni comunali “renitenti” sono comunque presenti anche al centro nord. Il segretario della Cgia, Renato Mason, segnala: «Ci sono ancora moltissime persone completamente sconosciute al fisco che continuano a nascondere quote importanti di valore aggiunto. Non dimentichiamo, poi, il mancato gettito imputabile alle manovre elusive delle grandi imprese e alla fuga di alcuni grandi istituti bancari e assicurativi che hanno spostato le sedi fiscali nei Paesi con una marcata fiscalità di vantaggio per pagare meno tasse».

Ma cosa prevede la legge che consente anche ai Comuni di esercitare in prima persona la lotta all’evasione fiscale? I sindaci, attraverso il coinvolgimento degli uffici comunali preposti, possono dar luogo ad un’azione di contrasto all’evasione fiscale trasmettendo all’Agenzia delle Entrate o alla Guardia di finanza delle “segnalazioni qualificate” nei confronti di soggetti per i quali sono riscontrati comportamenti evasivi e/o elusivi. Il conseguente recupero di imposta accertato dagli uomini del fisco viene poi trasferito ai Comuni che hanno avviato l’operazione.

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