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Domenica 04 Dicembre 2016

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Cassa integrazione: la Ciociaria ancora in testa
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Cassa integrazione: la Ciociaria ancora in testa

Frosinone e Provincia

C’è poco da stare allegri. La cassa integrazione nel Lazio, a differenza della maggior parte delle altre regioni italiane, continua a crescere e la provincia di Frosinone si aggiudica il primato negativo dell’aumento percentuale. Il confronto tra i primi sette mesi del 2016 con i corrispettivi del 2015 è, infatti, impietoso ed evidenzia un incremento del 13,8%, ovvero 4.173 lavoratori in cassa integrazione in più. Questi sono alcuni dati che sono stati elaborati dalla Uil di Roma e del Lazio sulle ore di cassa integrazione nella nostra regione nei mesi gennaio-luglio 2016 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

A guidare la classifica regionale è la provincia di Frosinone che conquista un primato davvero poco invidiabile, con un aumento delle ore totali pari al 181%, determinato soprattutto dall’incremento della cassa ordinaria. Stabili nel complesso i dati della Capitale, dove si registra una contrazione della cassa ordinaria (-65%), a fronte di un rialzo di quelle straordinaria (+13,8%) e in deroga (+13,6%).

«Incrementi che si vanno ad aggiungere all’aumento della disoccupazione e del numero degli inattivi segnando purtroppo l’evoluzione di una crisi ben lontana dalla risoluzione – commenta il segretario generale della Uil di Roma e del Lazio, Alberto Civica – e al tempo stesso il fallimento del tanto conclamato Jobs Act che tra l’altro limita la durata temporale della cig e soprattutto restringe i parametri che consentono l’autorizzazione, aumentando in maniera significativa il costo delle aziende che in molti casi optano per la riduzione del personale. Innescando così un circolo vizioso che sembra non avere fine».

La maggiore richiesta di ore riguarda soprattutto i settori dell’artigianato (+23%) e dell’edilizia (+5%), mentre si registra una lieve diminuzione nel commercio (-9,7%) e nell’industria (-45%). Calo quest’ultimo lontano dall’apparente positività del dato, in quanto determinato anche in questo caso dal confluire dei lavoratori nelle fila dei disoccupati. Il tutto mentre nella Capitale aumenta il costo dei beni primari: generi alimentari, scuola e servizi sociali in particolare. Rispetto a luglio 2015, infatti, il prezzo della frutta ha subito un incremento del 5,2%, quello dei vegetali del 3,2%. Stesso discorso per l’istruzione primaria dove si registra un +2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, delle mense (+7,6%), dell’assistenza sociale (+4,6%).

«Se all’aumento della disoccupazione e della cassa integrazione corrisponde un incremento del costo dei servizi essenziali si è molto distanti da quel grado di democrazia e civiltà che continuiamo a sbandierare ovunque – conclude Civica – siamo in un sistema sempre più autarchico e distante dai cittadini. In una regione e in città che si barcamenano a fatica, cercando di sopravvivere e facendo i conti quotidianamente con crisi e difficoltà crescenti che vedono soprattutto i giovani e le donne retrocedere rispetto al passato».

Recentemente anche una statistica elaborata dalla Cgil aveva sfornato dati poco lusinghieri per la provincia di Frosinone: otto milioni di ore in più nel primo semestre dell’anno rispetto allo scorso anno. Frosinone sale sul podio nazionale, risultando seconda in Italia dietro ad Avellino. Un dramma senza fine per la Ciociaria e per il futuro c’è ben poco da sperare.

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