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Venerdì 09 Dicembre 2016

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La squadra vince, la città perde: l’altra faccia del derby
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La squadra vince, la città perde: l’altra faccia del derby

Frosinone

Monti Lepini paralizzata, transenne agli imbocchi delle strade che portano allo stadio, vigili urbani, polizia e altre forze dell’ordine schierate ai varchi, qualche tifoso a piedi, ma soprattutto la rabbia, l’esasperazione dei commercianti, dei clienti e dei cittadini “costretti” a fare i conti con le misure di sicurezza, e quindi, con “il coprifuoco”. È la fotografia delle ore prima del derby tra Frosinone e Latina, match terminato con il punteggio del 2 a 1 in favore della squadra giallazzurra.

Ieri mattina alle 11 abbiamo fatto una camminata lungo via Marittima. Siamo entrati in alcuni negozi, a dire il vero più di qualche commerciante era con le mani conserte davanti all’attività: “Non c’è più nessuno, possiamo anche chiudere e andare via. Cosa restiamo a fare aperti? Ormai non verrà più nessuno. Perché mai dovrebbero venire a fare acquisti o a bere un caffè o a fare compere nei nostri locali, quando devono parcheggiare a diversi chilometri di distanza per non rischiare di essere multati o addirittura ritrovarsi la macchina caricata sul carro attrezzi, come accaduto ad alcuni automobilisti?”. Questo il commento unanime di alcuni negozianti davanti alla chiusura degli accessi che portano al campo sportivo in occasione delle partite casalinghe della squadra di mister Pasquale Marino

 Sono orgogliosi e contenti, ovviamente, dei risultati dei canarini che hanno portato in alto il nome di Frosinone, ma allo stesso tempo sono stanchi di subire disagi per le misure adottate. Sperano che quanto prima si possa giocare al Casaleno, o quanto meno si venga incontro alle esigenze dei commercianti chiudendo le strade poco prima delle partite e non in orari troppo anticipati: “Fateci lavorare, le tasse le paghiamo e non è giusto essere penalizzati”.

Siamo entrati nella “Macelleria del popolo”. Abbiamo trovato il titolare che stava servendo due clienti. Un uomo e una donna di Frosinone, anche loro con gli occhi puntati sulle lancette dell’orologio e sull’auto parcheggiata in lontananza: “Speriamo che ci facciano rientrare a casa. Il vigile ci ha fatto fermare pochi minuti, ma perché chiudere la strada così presto prima di una partita?”.

Il titolare della macelleria rimarca che l’orario di chiusura troppo anticipato penalizza le attività e senza una criticità vera e propria: “Questa situazione è improponibile. Noi le tasse le paghiamo e chiediamo, quindi, di lavorare. E in tanti chiedono maggiore elasticità sugli orari da parte delle autorità. È inaccettabile chiudere diverse ore prima. Il fatto è che non si tratta di un disagio di due o tre volte l’anno, ma di ogni quindici giorni. E di sabato ci distruggono”.

Dello stesso parere la titolare del negozio di abbigliamento Bulgarini: “Una giornata persa. E un danno per noi soprattutto perché in tanti vengono a fare acquisti il sabato, quindi, è l’unico giorno in cui possiamo vendere di più rispetto al resto della settimana. Chiudere qui la strada non ha senso, si potrebbe transennare più in fondo. Fino alle 10 sono venuti clienti, poi più nessuno. Molti che sanno dei provvedimenti evitano proprio di arrivare a Frosinone”.

“Potrebbero almeno farci lavorare una mezza giornata tranquillamente, fino alle 13. Così è un disastro – lo sfogo del titolare del negozio di abbigliamento Antonacci – Appena hanno chiuso la strada si è fermato tutto. Le tasse le paghiamo, abbiamo le spese. È giusto tenere gli occhi puntati sulla sicurezza, ma dovrebbero avere riguardo anche verso le persone che pagano tasse e vogliono lavorare”.

Proseguiamo la camminata. L’umore dei commercianti non cambia, come quello del titolare del “Caffè Grande” che ci dice: “Facessero almeno parcheggiare qui davanti. Io ho due attività “bloccate” sulla stessa zona, il bar e la pizzeria. Oggi posso anche capire la situazione, trattandosi di un derby, ma quando vengono 30 persone è ridicolo paralizzare mezza città”.

Commento simile anche del benzinaio. Per “sdrammatizzare” abbiamo provato a chiedere quante auto si fossero fermate. La risposta? Un sorriso amaro.

Ci siamo avvicinati sempre più verso lo stadio. La serranda della farmacia era chiusa, come anche altri negozi, qualcuno non ha proprio aperto. La speranza è che lo sport non penalizzi il lavoro, già poco roseo, dei negozianti. E tutti “tifano” per lo stadio Casaleno.

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